Voto

6.5

Philip (Sam Claflin) riceve una richiesta d’aiuto da parte dello zio, suo tutore: Rachel (Rachel Weisz), la meravigliosa donna che ha sposato, lo sta letteralmente annientando. Alla notizia della morte dell’uomo, il giovane ha un solo proposito: la vendetta. Cosa può succedere, però, quando il male viene incarnato da una creatura incredibilmente sensuale? L’odio si trasforma in desiderio, e le conseguenze possono risultare tutt’altro che scontate.

Il film di Roger Michell riesce a ricreare, sullo sfondo di un’Inghilterra ottocentesca fosca e ammaliante, personaggi ben tratteggiati. A ognuno viene concesso lo spazio necessario, e la risultante è la rappresentazione di una comunità legata e coesa, ma al contempo sempre sospettosa di se stessa, pronta a seminare malignità e a insinuare il dubbio. Se anche i ruoli minori svolgono importanti funzioni di scena (si pensi a Seecombe, servo fedele e impacciato quanto basta a sciogliere la tensione del dramma), sono le figure di Philip e soprattutto di Rachel a riempire l’inquadratura: la camera insiste su primi e primissimi piani che esibiscono l’interiorità segreta e combattuta di entrambi, la gelosia e la ritrosia, la disillusione. La rappresentazione mentale, assediata dal sospetto e dal pettegolezzo interessato, avvince lo spettatore, incapace di comprendere quali siano le reali intenzioni dei protagonisti.

Eppure, nonostante il grandissimo contributo degli addetti alla scenografia e ai costumi, Michell incappa in elementi d’ingenuità: passaggi troppo affrettati a livello di sceneggiatura e raccordi di montaggio privi di una logica interna spezzano il ritmo di un thriller psicologico altrimenti incalzante. A ciò si aggiungono scene ridonanti e alcuni cliché (il litigio tra amanti drammaticamente esasperato, ad esempio).

Anna Magistrelli

Potrebbero interessarti: