Se a dieci anni, lontano tremila chilometri da casa tua, ti capita di cominciare a suonare con quello che diventerà il più grande pianista soul della storia, allora sei un predestinato. Questo è ciò che è capitato a Quincy Delight Jones Jr., nato il 14 marzo 1933 a Chicago (una città che sta alla musica come Milano sta alla moda). La Windy City all’inizio degli anni ‘30 è un crocevia di esistenze e speranze. Milioni di persone, tantissimi afroamericani, il potere e il lavoro in mano a pochi: il piccolo Jones (che a dieci anni aveva imparato a suonare il piano senza prendere neanche una lezione di musica) si trasferisce con la famiglia a Bremerton, Washington.

Ha quattordici anni quando conosce un pianista cieco di poco più grande di lui. “Ray Charles ha preso il mio talento e lo ha portato a un livello superiore” – dirà Jones anni più tardi – “mi faceva esercitare su testi in braille e poi, senza neanche guardare lo spartito, attaccavamo a suonare”. Quello è il vero trampolino di lancio per la carriera di Jones: nel 1956, mentre Martin Luther King viene arrestato e incarcerato con il pretesto di eccesso di velocità, Jones compone This Is How I Feel About Jazz, il suo primo album in studio.

The Q (soprannome coniato per Jones da Grace Kelly durante la sua permanenza in Francia), col passare del tempo, scopre di avere un talento fuori dal comune nell’arrangiare testi e produrre canzoni. A metà degli anni Sessanta tutti cominciano a bussare alla sua porta: Frank Sinatra, Tony Bennett, Barbra Streisand. L’aneurisma cerebrale che lo colpisce nel 1974 lo mette a durissima prova (subirà diverse operazioni e per un anno i medici gli vieteranno di suonare la tromba), ma a posteriori sembra essere stato una sorta di rito di passaggio per ciò che sarebbe successo di lì a breve.

Nel 1977 un ragazzo di diciannove anni che stava cominciando a far parlare di sé avvicina Jones e gli dice: “Mi serve qualcuno che mi aiuti a produrre il prossimo album da solista”. Quel ragazzo era Michael Jackson: dalla loro collaborazione nascerà Off The Wall, prodotto discografico da 30 milioni di copie vendute. Il successo dell’album è l’anticamera di Thriller, l’album più famoso e venduto nella storia della musica, del quale Jones è il deus ex machina.

Il suo ultimo lavoro, Q: Soul Bossa Nostra (2010), è uno spartito ipnotico lungo quindici brani, nel quale Jones riesce a fondere la voce trascinante e inconfondibile di Amy Winehouse, l’autotune di T-Pain e l’attitude camaleontica di Snoop Dogg. Testimonianza di come a 85 anni, dopo 28 Grammy vinti e più di 30 album all’attivo, lui sia ancora lì, dietro le quinte, a orchestrare il lavoro dei più grandi.

Matteo Squillace