Voto

8

Lo studio Ghibli – raccontato nel recente documentario Il regno dei sogni e della follia che troverete qui – chiude in bellezza con una pellicola che non ha sicuramente deluso i suoi fan.

Politicamente e socialmente non impegnato come le altre opere – si pensi in particolare a quelle di Miyazaki – Quando c’era Marnie dedica tutta la sua forza espressiva alla rappresentazione dei sentimenti, quelli puri, dei bambini. Il film rimane sempre sospeso sul filo di una delicata commozione, senza scivolare mai nel patetismo né nel manicheismo grazie a un’introspezione psicologica dalla profondità e dalle sfaccettature strabilianti: dopo una ventina di minuti i disegni sono ormai persone reali in carne e ossa, “ah già, era un film d’animazione!”.

Un invito a cedere all’immaginazione, seguendo le orme della protagonista Anna, la cui sensibilità è talmente forte da debordare oltre i limiti della realtà e mischiarsi con sogni, ricordi e desideri. Nella propria immaginazione, spinta dalla necessità impellente di trovare se stessa e le proprie origini, Anna incontra Marnie, la personificazione di tutto ciò che lei non è, ma che vorrebbe essere. Un’onirica amicizia che porterà a un ribaltamento totale dell’insicura personalità e della vita di Anna.

Un messaggio di serenità – forse un po’ banale, ma è bello crederci – a noi spettatori: come le macchie sul vestito di Anna, anche le brutture della vita possono essere superate.

A presto, Studio Ghibli, Vi ringraziamo infinitamente.

Benedetta Pini