Voto

6

Scelta rischiosa quella di portare sul grande schermo uno dei più grandi fenomeni degli anni ’90, oggi quasi dimenticato: i Power Rangers. 

Pur rimanendo fedele alla serie tv originale, il film mostra uno stile molto più realistico, che il regista attinge dai nuovi franchise degli universi Marvel e DC. Il confronto con il genere supereroistico è infatti una costante della pellicola, tra robot giganteschi e un’estetica che ricerca un’impronta più moderna e si allontana dai colori sgargianti alla Batman e Robin, marchio di fabbrica della serie che agli occhi degli spettatori di oggi apparirebbe trash e al limite del ridicolo.

Nonostante il timore di un flop preannunciato, Power Rangers si inserisce coerentemente nella categoria a cui aspira: i  teen movie senza grosse pretese. Il risvolto negativo di questa scelta  è che il film risulta efficace esclusivamente per un pubblico di fan della serie e incapace di reggere il confronto con i film di supereroi che ormai dominano il botteghino. Se Long take, campi lunghi, serrati piani ravvicinati ed effetti speciali di grande intensità rendono la regia accattivante, la costruzione dei personaggi, votata a un forzato politically correct per rimarcare la natura di outsider dei cinque Power Ranger, si rivela un punto di debolezza del film. Nel cast spicca Elizabeth Banks nei panni del villain Rita Repulsa, unico personaggio dotato di spessore.

Alessia Arcando e Giada Portincasa

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