Voto

5

Austin Post, in arte Post Malone, è stata una delle grandi sorprese degli ultimi anni, e il successo strepitoso di tutto ciò su cui mette mano ne è la prova. Elevato al rango di popstar grazie ai numeri del suo primo disco e del singolo Rockstar, Post Malone era atteso alla prova del fuoco con il suo secondo disco.

Presa coscienza di cosa ha funzionato nel suo disco precedente (Stoney), Post Malone ha creato un album che ne ripropone i pregi. Per questo Beerbongs & Bentley ha tutte le caratteristiche per essere un grande successo commerciale: melodie pop con strofe rap molto melodiche, ritornelli cantanti, chitarre acustiche ed elettriche ben dosate, una scrittura leggera che tuttavia non risulta mai stucchevole.

Forse, un’operazione che sottende una certa pigrizia – o paura – nell’alzare l’asticella: il pubblico gli chiedeva un certo tipo di disco, e lui si è limitato a farlo. A mancare nelle tracce, che non si discostano quasi mai dal sentiero già percorso da Post Malone, è allora una certa dose di mordente e originalità. Gli episodi migliori dell’album sono infatti quelli imprevisti, quelli che provano a dare una scossa all’andamento del lavoro: Paranoid, Rockstar, Overnow, Otherside, Stay e Same Bitches. Brani che, lungi dall’essere rivoluzionari, sono preziose boccate d’aria fresca all’interno di un disco che ha il sapore di già sentito.

Il cowboy del rap perde al duello contro se stesso, adagiandosi sugli allori di un prodotto che probabilmente funzionerà, ma non per molto.

Marco Bianchessi

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