Diogene il Cinico andava in giro col lanternino a “cercare l’Uomo” e – a quanto pare – non l’ha mai trovato. Per chi invece girovaga nel panorama musicale italiano prefiggendosi l’obiettivo di “cercare il pop”, può essere che si plachi (almeno momentaneamente) trovandosi di fronte a La Municipàl. Questo duo leccese – composto dai fratelli Carmine e Isabella Tundo, che quest’anno hanno dato alla luce il primo LP Le nostre guerre perdute – si segnala agli occhi dei nuovi supponenti Diogene compiendo quella magia (o, almeno, quel trucco che riesce solo ai maghi professionisti) che contraddistingue il pop di levatura internazionale, e cioè mettere le ali a temi anche prosaici, facendoli volare a rimorchio di produzioni nel migliore dei casi travolgenti, nel “peggiore” solo ben congegnate.

I Fratelli Tundo danno un sacco di spazio (anche nei videoclip) alla loro “matrice provinciale”, ma abbinano le geografie circoscritte dei testi a una visione musicale ad ampio raggio, non disdegnando una grandeur gioiosa che gli dona parecchio e a cui dovrebbero dar sfogo ancor più sfrenatamente: che liberazione quando il singolo L’universitaria fuori sede passa dal cantato mogio e irregolare tipico dell’indie italiano, sorretto solo da esili tocchi di chitarra, a un vibrante “muretto del suono”, fatto di violini e chitarre, architettato proprio da Carmine Tundo, arrangiatore di lungo corso.

Lo stesso discorso vale per Lettera dalla provincia leccese (con quei suoi rimandi funeraleschi agli Arcade Fire), ma anche, per esempio, per Discografica Milano, George (il mio ex-penfriend) e Il mercante di occhi: tutti questi pezzi prendono le mosse dai ritmi lenti delle malinconiche premesse affidate alla voce di Carmine e Isabella, simili a vagoni in avaria in attesa di soccorso. Poi, all’improvviso, questi vagoni vengono agganciati a un treno ad alta velocità, che corre su zigzaganti melodie tra batterie sbuffanti e scintillii di glockenspiel: tutto ciò si traduce in una sensazione discretamente eccitante. Anche quando l’entusiasmo del pubblico viene incitato senza mezzi termini (vedi i coretti di Via Coramari o la chitarra pomposa de L’accademia di belle arti) l’esperimento va a buon fine.

In tutto questo non fanno brutta figura neanche i momenti meno “turgidi” a livello sonoro (c’è anche un brano unplugged dal titolo Caviglie stanche), ma sarà più facile affezionarcisi nell’atmosfera raccolta di Linoleum, dove il duo La Municipàl è atteso il 13 ottobre, su istigazione nostra e Costello’s.

Andrea Lohengrin Meroni