Voto

8

Sulla scia della commedia italiana Il nome del figlio (2015) e delle pellicole francesi Carnage (2012) e Cena tra amici (2012), la tragicomica pellicola di Paolo Genovese si svolge in un’unica location: un accogliente salotto in cui sette amici si riuniscono per una cena e intraprenderanno il masochistico gioco di leggere ad alta voce ogni messaggio ricevuto nel corso della serata.

A questo incalzante climax di tensione prenderà parte anche lo spettatore, seduto nell’ottavo posto rimasto vuoto per l’assenza di un invitato, punto di vista privilegiato di molte inquadrature. Le performance impeccabili degli attori terranno alta la suspense con estrema maestria, riuscendo a mantenere un perfetto equilibrio tra comico e tragico.

Una sceneggiatura coi fiocchi è la colonna portante della pellicola, impreziosita da dialoghi taglienti e sintetici che, senza abbandonarsi a inutili moralismi, trattengono lo spettatore incollato alla poltrona.

Corposo anche il messaggio di Genovese, acuto nel cogliere un lato perverso della nostra società: l’aver instaurato un rapporto intimo ed esclusivo con uno strumento tecnologico, la “scatola nera” della nostra vita in cui abbiamo riposto i nostri segreti più oscuri, un orpello che, seppur effimero, tiene in pugno le nostre vite, la nostra anima. E questa riflessione svela una verità ben più scomoda: la “frangibilità” e la duplicità dell’uomo.

Federica Romanò

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