Voto

7

Una lettera arriva a stravolgere la vita tranquilla di Fiona (Fiona Gordon), bibliotecaria di un nevoso paesino canadese. Sua zia Martha (Emmanuelle Riva), fuggita molti anni prima a Parigi per diventare ballerina e ormai quasi novantenne, ha bisogno del suo aiuto, o finirà in casa di riposo. Fiona parte immediatamente in suo soccorso, ma una volta arrivata scopre che Martha è scomparsa. Di qui le sue mille avventure nella ville lumière, che si prende affettuosamente gioco di lei, e l’incontro con Dom (Dominique Abel), un galante clochard che si innamora di Fiona a prima vista e non la lascia più sola, in un intreccio senza fine di equivoci e gag fisiche da slapstick comedy.

La regia è firmata dal duo Gordon-Abel, autori e attori di commedie burlesque, che con una grandissima cura dell’espressività del corpo portano la vitalità del teatro in ogni scena. La fotografia non è da meno nel suo rifiuto di abbandonarsi a inquadrature di Parigi da cliché. Persino quando i tre si arrampicano sulla Tour Eiffel, questa non assume alcun banale ruolo simbolico e viene sfruttata dai registi solo per le sue potenzialità poetiche.

La Parigi di Martha, Fiona e Dom è la Parigi “sotto il ponte”, colta nella sua dimensione da strada e nella sua bellezza sognante e dai colori sono vivaci, che si uniscono e contrastano in ogni inquadratura per creare piccoli manifesti cromatici. Una Parigi fresca come la pioggia, come la Senna che la attraversa intrecciando le strade dei buffi personaggi: zia e nipote, sempre a un passo l’una dall’altra, continuano a mancarsi, mentre Dom incontra Martha più volte senza sapere che è lei che Fiona sta cercando.

Emmanuelle Riva regala al personaggio di Martha una brillante giovinezza interiore, una freschezza che sta anche nella sua sensualità incurante degli anni, nel suo amore per la vita, nel suo amore per l’amore. E contagia anche gli altri personaggi, che una sera improvvisano un tango su una barca e la sera dopo brindano alla libertà sull’Isola dei Cigni, in balia di un ottimismo ingenuo come cura alla crudeltà dei nostri giorni. Nasce così un film leggero, buffo, intriso di immagini di poesia, che soffia sempre con la giusta delicatezza.

Clara Sutton

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