Voto

6

L’album è una celebrazione del pontificato di Papa Francesco: un percorso di preghiere, inni sacri (Salve Regina, Veni Sancte Spiritu), discorsi, citazioni bibliche (“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” in Annuntio Vobis Gaudium Magnum!). Quindi no, il Papa non canta, è presente come “moderatore” e protagonista dei temi trattati dai cantanti. Mentre la musica è stata curata da Tony Pagliuca, storico tastierista de Le Orme, insieme a Don Giulio Neroni (direttore artistico) e a Dino Doni (direttore d’orchestra).

Bergoglio è da molti definito “il Papa della gente”: usa un linguaggio comune, confidenziale, “basso” – tanto che alcuni si sono sentiti offesi dalla sua dichiarazione in cui invitava a non “copulare come conigli”. E il disco si muove esattamente in questa direzione: se lo sfondo è la tradizione musicale cristiana, l’arrangiamento è moderno, con una spruzzata di rock e una generale ispirazione pop.

Wake Up! è – senza malizia – un’opera propagandistica e un tentativo da parte della Chiesa di cercare un contatto ancora più diretto con la gente. D’altronde, quale medium è più diretto della musica?

Resta, però, – e questo sì, con un po’ di malizia – un rischio: il Papa, in virtù della sua ascendenza sulle coscienze, detiene un’importante responsabilità politica nel sostenere posizioni forti sul tavolo del dibattito (il no all’aborto, alle unioni civili omosessuali e all’eutanasia, per citare le più rigide). L’amore fraterno che predica e che permea Wake Up! è certamente un sentimento nobile, ma non deve sostituire una lucida e costante riflessione su temi socio-culturali relativi al nostro vivere e alla nostra felicità. Ci si augura, quindi, che Wake Up! non sopisca le coscienze.

Luca Paterlini