Voto

6

La Maratona è il nuovo album dei Pagliaccio: una metafora della vita di tutti i giorni, e in particolare di quella degli artisti emergenti costretti a nuotare in un mare di persone sempre “già arrivate”, ma anche la promessa di correre la Maratona di Milano.

I loro testi raccontano, in prima persona, di personaggi reali e quotidiani, in cui è facile immedesimarsi. I Pagliaccio hanno infatti la capacità di osservare e osservarsi: usare l’introspezione per trovare in se stessi ciò che accomuna tutti gli uomini di questo ultimo ventennio. Ogni pezzo è facile da ricordare, rimane impresso nella mente e trasmette verità con allegria e semplicità. Il presente di noi italiani spesso è precario, il futuro quasi un miraggio e questi artisti non si sono lasciati sfuggire la drammatica occasione di “giocare” ironicamente con la realtà per gridarla con cinismo – utile a non commettere errori di valutazione.
Quel che non troverete ne La Maratona è il solito e scontato pezzo strappalacrime, che striderebbe fortemente con l’atteggiamento di resa che accomuna la maggior parte di noi: le lacrime offuscherebbero ancora di più la vista, e la presa di coscienza tarderebbe a venire mentre il tempo stringe.

In Avere 80 Anni viene raccontato con autocommiserazione quasi divertita il nostro tragico destino nonchè il presente di molti ottantenni affannati e piegati su se stessi da anni di contributi lavorativi, che non potranno godersi il futuro “felice” per il quale hanno costantemente faticato. Il passo successivo è l’ammissione cosciente e fiera della propria immaturità, tanto che con VaiVaiCiao assistiamo alla liquidazione di una donna dalle pretese troppo comuni, che non verrà sicuramente rimpianta. La rappresentazione più azzeccata del paradosso in cui viviamo soprattutto noi giovani sognatori è L’occasione: un misto di giuste speranze – che tolgono tempo al presente – e opportunità che dovrebbero esserci concesse di diritto, ma di cui veniamo invece privati, al punto di rimanere senza una via d’uscita da questa realtà poco piacevole.
La Doppia Negazione è una descrizione dettagliata della quotidianità, che rivela come gli innumerevoli impegni presi durante l’anno siano solo un mero metodo adottato da molti per non restare – o sentirsi – soli. Il tema del tempo, questa volta concepito come qualcosa che rischia di essere perso e sprecato, riaffiora poi in Risiko, attraverso la messinscena di una pseudo-storia d’amore che si presume finisca presto; mentre Ci Vediamo A Casa mostra come l’abitudine, il lavoro, la spesa e i surrogati della vita possano anche stancare, ma grazie all’amore li si può accantonare e dimenticare, decidendo quindi di utilizzare il proprio tempo – finalmente – per quello che si vuole davvero fare.
Emblematiche sono infine Mah, un inno alle qualità umane, quelle capaci di farci sembrare e sentire vivi e non automi, presentandoci l’indeciso – un prototipo di inetto alla Svevo – come un individuo fortunato, capace di sfuggire alla noia; e Pagliacci Tutti Voi, in cui gli artisti svelano la chiave di lettura dell’intero disco: mostrare la doppia natura della loro musica e di tutti gli italiani. I pagliacci devono infatti suscitare il riso, ma allo stesso tempo portare sulle spalle un “immaginario di malinconia e a volte persino di terrore” – come hanno dichiarato in un’intervista.

Il risultato è un disco coraggiosamente pop, sincero e realistico, realizzato utilizzando i suoni acustici di chitarre, mandolini, banjo e ukulele che non corrono il rischio – sempre in agguato dietro l’angolo – di apparire commerciali.

Federica Romanò