Voto

3
 

116 minuti di mielosità gratuite una via l’altra: Muccino punta alla lacrima con esagerazioni e sottolineature superflue, poste su una storia che non avrebbe bisogno di altro se non di se stessa. Certo, è difficile non commuoversi, ma dopo l’ennesimo episodio esageratamente melodrammatico lo spettatore inizia a non crederci più; rimane seduto solo grazie alla regia che, con un buon uso di macchina a mano e piani sequenza, riesce a mitigare una sceneggiatura pesante al limite del fastidioso.

Altro punto a favore della pellicola è il racconto sdoppiato tra il 1989 e i giorni nostri, che permette a Muccino di presentare la storia in progressione pezzo per pezzo, incuriosendo lo spettatore e alleggerendo almeno in parte questo film-macigno.

Insopportabile Amanda Seyfried – non aiutata dal doppiaggio italiano –, che viene però compensata dal suo alter ego giovanile, la bravissima Kylie Rogers. Muccino vuole rappresentare l’Amore in tutte le sue forme tramite queste due facce della stessa persona, Katie aka Patatina; se la parte nel passato regge riuscendo a trasmettere un amore viscerale tra un padre vedovo e la sua bambina, la parte attuale, invece, incentrata su un amore tra un uomo e una donna, non è all’altezza e precipita in un calderone di frasi banali e smodate.

Benedetta Pini