Voto

7
 

Con il presupposto che prendendo come protagonisti principali Henry Cavill e Armie Hammer tu, regista della seconda decade del ventunesimo secolo, ti sei già guadagnato il 50% e oltre della popolazione, composta da donne etero e maschi non (per essere politically correct), non dimentichiamo che i film basati su un’accoppiata di maschi alfa alle prese con pericolosi criminali sono il pane quotidiano di Guy Ritchie. Regista britannico che, dopo aver dimostrato un’apprezzabile capacità di rendere appetibile al pubblico odierno una storia come quella di Sherlock Holmes senza spiantarla dal proprio periodo storico né renderla ridicola (riuscendoci invece un po’ meno in Gioco di Ombre), torna vincente sul grande schermo con Operazione U.N.C.L.E, adattamento cinematografico della serie televisiva made in USA negli anni ’60, Operazione: U.N.C.L.E..

Gli ingredienti sono gli stessi di Sherlock Holmes: due affascinanti uomini apparentemente agli antipodi fanno coppia nonostante le proprie divergenze per lottare contro dei supercriminali intenzionati a portare rogna al resto del genere umano in un’epoca lontana dalla nostra. Insomma, piace, ma senza stupire particolarmente.

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Gli sketch sono basati sui caratteri opposti del viveur Napoleon Solo e dello stakanovista Illya Kuriakin, affiancati dall’emancipata Gaby Teller (Alicia Vikander), figlia dell’ex capo nazista del quale sono incaricati di ritrovarne le tracce. È uno scontro di mentalità opposte in piena guerra fredda, a colpi di battute sottili, dispetti infantili e scene paradossali. La trama viene però spesso lasciata un po’ da parte al fine di divertire lo spettatore. Un film che diverte, sì, ma i personaggi risultano comunque delle maschere abbastanza stereotipate: la trama si snoda priva di sorprese, avviandosi verso un finale prevedibile. Il tutto viene fortunatamente salvato da quella “sobrietà tamarra” tipica di Ritchie, che si esplica nelle incalzanti, e altrettanto esagerate, sequenze di lotta.

Menzioni speciali vanno alla fotografia e alla scenografia. In particolare le limpide inquadrature di Roma, città che diventa parte integrante del film stesso, contribuiscono ad alzare di molto la qualità del film. La regia, grazie a un montaggio retrò alla James Bond di Ian Fleming –creatore del personaggio di Napoleon Solo e collaboratore della vecchia serie TV –, si accosta a uno stile vintage e quasi fumettistico, donando così colore e un’atmosfera da pop art.

Per quanto riguarda la recitazione, gli attori calzano senza troppa difficoltà dei personaggi tutto sommato semplici da interpretare, senza spiccare in alcuna prova attoriale da Academy. L’introduzione del personaggio interpretato da Hugh Grant in una piacevole comparsata, fa supporre la possibilità di un sequel imminente, eventualità ancora più probabile per il fatto che nella serie TV la corporazione internazionale U.N.C.L.E si contrappone all’associazione a delinquere T.R.U.S.H, non ancora introdotta nella versione cinematografica. Aspettiamo quindi il sequel, nella speranza che soddisferà maggiormente gli amanti della serie televisiva, ricollegandosi di più alla trama originaria com’era stato proprio per Gioco di Ombre – magari senza replicarne il flop.


Gloria Venegoni