Voto

7

Il regista del pluripremiato Le vite degli altri, Florian Henckel von Donnersmarck, sceglie ancora una volta di raccontare la storia della Germania con il suo nuovo film in concorso a Venezia 75. Una narrazione fluida e coinvolgente, ma a tratti eccessivamente didascalica: von Donnersmarck non riesce a trattenersi dal desiderio, a volte quasi infantile, di raccontare tutto, troppo, di svelare ogni cosa, togliendo allo spettatore la possibilità di vagare con l’immaginazione.

Opera senza autore si ispira liberamente alla vita dell’artista tedesco Gerhard Richter (come raccontata nel libro Ein Maler aus Deutschland. Gerhard Richter. Das Drama einer Familie del giornalista Jürgen Schreiber), trasposto nei panni del tormentato pittore Kurt Barnert (Tom Schilling). Il film affronta le stagioni della sua vita e il suo travaglio artistico, mentre attraversa tre epoche diverse, partendo da Dresda nel 1938 per poi arrivare a Dusseldorf negli anni Sessanta. Ogni elemento filmico, le musiche, la luce, gli ambienti, sono al servizio di un fedele ritratto storico della Germania. In particolare la fotografia, che è un piacere per gli occhi: attenta ai dettagli e di grande realismo, è arricchita dalle pennellate di colori delle tele di Kurt e dalla sua instancabile ricerca artistica, tutta giocata tra chiaroscuri e ombre.

Kurt si muove da Est a Ovest, fra realismo e astrazione, trovando infine alla soglia dei 30 anni la propria identità artistica, consolidando il posto della pittura all’interno del sistema delle arti contemporanee. Il rimosso di un’infanzia segnata dal regime nazista sembra tornare a galla attraverso le sue opere, che inconsapevolmente hanno la facoltà di denunciare un crimine commesso molti anni prima, un segreto rimasto fino a quel momento celato.

Von Donnersmarck fa del suo film un grande romanzo, una storia universale di amore, amicizia, guerra, famiglia, arte, formazione. Un film dichiaratamente politico, che ritrae le tinte più nere della propria nazione con estrema umanità e sincerità: anche quando si cerca, come Kurt, di “sfumare” la realtà o la sua rappresentazione, la verità emerge sempre.

Fosca Raia

Potrebbero interessarti: