Reduce dal successo de L’infanzia di Ivan (1962) e Solaris (1972), Tarkovskij si apprestò ad affrontare una pellicola che parla del complesso rapporto con la propria patria. L’ostilità del regime sovietico nei confronti del regista si irrigidiva e la sua attività veniva ostacolata. Solo grazie a un permesso speciale poté terminare le riprese di Stalker (1979), ma sarà nel Bel Paese che troverà il giusto sostegno e, attraverso l’amicizia con Tonino Guerra, dirigere Nostalghia (1983).

La pellicola è un abbraccio tra la cultura europea e russa, un tuffo negli abissi delle coscienze che si erge a grande allegoria della vita: da un lato il legame con la cultura russa, pregna di slavofilia, trasuda continuità con Tolstoj e Dostoevskij, dall’altra gli orrori del socialismo sovietico contribuiscono ad allontanare l’autore da qualsiasi sentimento di appartenenza nazionale, esule prima ancora di esserlo di fatto. Il tentativo di scavare nel proprio passato per trovare un’identità è dovuto al trauma legato alla perdita del contatto con le proprie radici e al bisogno di ritornare in patria.

Superficialmente Nostalghia può sembrare un’opera minore, ma rappresenta la chiave di volta del percorso tarkovskiano, il tassello che porta il regista da una ricerca fallimentare della propria identità a un grande sentimento di salvezza ricercato attraverso il legame con la comunità e il sacrificio religioso per il prossimo (carità, speranza e amore incondizionato). Allo scetticismo Tarkovskij contrappone la fede, lo sforzo illogico di migliorare il mondo attraverso l’amore. E il cinema diventa il mezzo privilegiato per esprimersi.

Poeta del cinema, regista capace di rappresentare l’astrazione del sentimento, Tarkovskij con Nostlaghia dipinge il sentimento di sospensione causato dall’esilio attraverso non solo la trama, che racconta il viaggio in Italia del poeta Gorcakov (Oleg Jankovskij), ma anche i dialoghi che intrattiene con Eugenia (Domiziana Giordano) in merito all’impossibilità di tradurre le opere letterarie a causa delle differenze culturali. L’intenzione del regista è quella di rappresentare lo specifico stato d’animo in cui ci si trova quando si è lontani dalla patria: l’attaccamento alle radici, che per i russi non è un’emozione leggera ma una malattia mortale, sentimento del singolo e al contempo forza che lega alla Passione (in senso religioso) la collettività. Il continuo annichilimento del mondo spinge infatti l’uomo a fare un atto di fede, inteso come impegno costante nell’amore verso il prossimo.

L’incontro con Domenico (Erland Josephson), un anziano internato in manicomio, la cui fede è al limite tra misticismo e follia, diventa emblematica per Gorcakov e risveglia in lui il sentimento di fede: “Una goccia più una goccia, fanno una goccia più grande e non due”. La conoscenza olistica della realtà è l’unica condizione che permette di superare la frattura tra materia e spirito, considerando lo spazio come una dimensione penetrata dagli aspetti naturali: le mura grondano d’acqua, la terra invade la pavimentazione e le piante invadono gli interni, tentando di recuperare l’armonia tra uomo e natura. Stalker e Nostalghia dichiarano questa ricerca del regista, la grande allegoria del suo lavoro: la ricostruzione dell’essenza dell’uomo mediante l’arte e la fede, intesa come salvezza non del singolo ma dell’intera umanità, unico motore per il cambiamento, che si manifesta attraverso la bellezza.

La bellezza scaturisce dall’architettura, dalle rovine, e dagli ambienti diroccati; spazi dai confini fragili e permeabili, minati dall’incompletezza fisica (così come lo è il protagonista alter ego di Tarkovskij) e unica espressione del vero, il cui senso di malinconia viene alimentato attraverso i colori tenui e il movimento lento della macchina da presa. Nostalghia frantuma così le regole del cinema statunitense, assumendo toni intimistici e una dimensione onirica, ritraendo eroi che si ricompongono attraverso un processo di confronto e continua discussione con il mondo: l’eroe è tale perché fragile nelle sue contraddizioni, negli ostacoli che incontra e che riesce a superare.

Daniela Addea

Potrebbero interessarti: