Voto

7

In un momento in cui l’hip-hop sembra stia scomparendo per lasciare posto alla sua “elettronizzazione”, Noname, giovane rapper di Chicago, dimostra al pubblico che le proprie radici – come quelle del jazz, del soul e della musica black in generale – non vanno mai dimenticate e a volte la via per il successo richiede di nuotare controcorrente.

Noname indica già dal nome una scelta ben precisa, quella della non-categorizzazione, che permette a Fatima Warner di fare del suo disco un manifesto libero da etichette di genere o di razza: “When labels ask me to sign, say my name don’t exist, so many names don’t exist / … / ‘Cause when we walk into heaven, nobody’s name gon’ exist”.

Room 25 è una spirale di intima riflessione che parte dalla realtà personale dell’artista e arriva a toccare disparate realtà politiche – come quella di una donna afroamericana del XXI secolo. In questo percorso Noname si destreggia in modo vincente, con produzioni strumentali e viscerali, dimostrando al pubblico una volta per tutte che anche le donne possono fare dell’ottimo rap.

Anna Laura Tiberini

Potrebbero interessarti: