Voto

6

Diego, Claudio e Fausto: tre uomini accomunati solamente dalla voglia di dare una svolta alla propria vita, di cambiarla e di esserne i protagonisti. Da questo desiderio, o necessità, decidono di ideare un piano B: aprire un agriturismo. I tre uniscono le forze, ma l’ideale del progetto viene frantumato dai numerosi problemi che sono costretti ad affrontare: i mille lavori di riparazione e soprattutto il pizzo che i camorristi del posto esigono. Ad accompagnarli nella loro folle avventura saranno anche Sergio, un “comunista così” totalmente legato al ’68 ed Elisa, matta tanto quanto incinta.

Un film esilarante, che dipinge problematiche esistenti, affrontate in modo piuttosto “originale” dai protagonisti, all’interno di un quadro comico e divertente.

Assistiamo al cambiamento di uomini differenti, con gusti e abitudini quasi inconciliabili. Ormai sconfitti dalla vita e consapevoli di essere dei falliti agli occhi del meccanismo dentro il quale siamo tutti inseriti, che lascia i più senza speranza, non si lasciano sfuggire la possibilità di un riscatto innanzitutto come uomini, e solo di riflesso nella carriera. Il regista e interprete Edoardo Leo dona colore alla trama della sua storia, quasi si trattasse di una tela, attraverso personaggi assai bislacchi e pieni di sorprese, ma che se osservati con più attenzione fungono da riflesso a tipologie umane oggi piuttosto diffuse. Accomunati da un unico destino che ha preso strade differenti fino al loro incontro, l’elemento iconografico fondamentale e fonte di grasse risate è lo spirito di squadra: i problemi creati dagli uni divengono problemi da risolvere insieme, nei modi e luoghi resi disponibili dal giardino edenico in cui si trovano e dall’ingegno delle loro insolite menti che lavorano all’unisono, come guidate da una musica dalla dubbia provenienza.

Il film comico fa i conti con il reale soprattutto verso la fine, al punto che la conclusione sembra rimanere aperta non tanto per permetterci di immaginare un finale, o per lasciarlo semplicemente sottinteso, quanto piuttosto per un’esigenza insita nella trama, in modo tale da evitare risvolti esageratamente tragici, incoerenti con il frizzante messaggio di coraggio e speranza trasmesso per l’intera durata della pellicola. Ciò che resta è uno sguardo soddisfatto alla stravagante lotta di resistenza in cui si sono impegnati e che non si lasceranno completamente alle spalle.

Federica Romanò