Voto

8
 

Reinventare il proprio sound a cinquant’anni suonati, con un passato glorioso alle spalle e la fama di essere uno dei migliori songwriter degli ultimi tre decenni non è un’impresa semplice. Alla sua terza produzione solista, il fratello composto dei Gallagher si butta finalmente a capofitto nella sperimentazione, ottenendo un risultato ben più convincente rispetto ai precedenti lavori di matrice pop come Chasing Yesterday (2015) e Noel Gallagher’s High Flying Birds (2011).

La sensazione che si ha ascoltando Who Built the Moon? è che Gallagher sia idealmente ripartito dai fallimentari ultimi dischi degli OasisStanding On The Shoulder Of Giants (2000), Heathen Chemistry (2002), Don’t Believe The Truth (2005) e Dig Out Your Soul (2008) –, dei quali riprende un certo onirismo nelle melodie, aggiungendovi artifici glam rock grazie al supporto dalla sapiente mano di David Holmes. Del resto, già dall’apertura con Fort Knox, sorgono facili i parallelismi con Fuckin’ in the Bushes – traccia apripista di Stading On The Shoulder Of Giants –, così come Holy Mountain, singolo di lancio del disco, riprende la spensieratezza di Lyla per scorrere veloce nelle orecchie dell’ascoltatore – il brano più felice che Gallagher abbia mai scritto, a detta dello stesso. Appena attacca Keep On Reaching è evidente che Gallagher sta facendo sul serio: cori e sezioni di fiati sono un elemento tanto marcato quanto inedito per il sound del cantautore, ora molto più vicino al rock’n’roll. Così si spiega She Taught Me How to Fly: progressioni base rock’n’roll con una sezione ritmica incalzante e un ritornello pop.

La vena pop, al di la dell’influenza ‘70s del disco, è e sempre sarà l’asso nella manica di Gallagher maggiore – qualità che il fratello Liam fatica ancora a trovare: If Love Is the Law insiste su una struttura compositiva semplice e su una metrica immediata che si fissa in testa come un loop, allo stesso modo le chitarre distorte di The Man Who Built the Moon, title track del disco, creano un riff magnetico dal quale difficilmente ci si riesce a distogliere, anche dopo un solo ascolto. Le qualità melodiche di Gallagher trovano espressione sino all’ultima traccia Dead in the Water: una ballad in acustico registrata live a Dublino che è un po’ la firma di Noel. Chissà, potrebbe essere la nuova Talk Tonight.

Gaia Ponzoni