Nausicaä della valle del vento è finalmente arrivato nei nostri cinema, a distanza di ben trentun anni dalla sua uscita nelle sale giapponesi e in una nuova versione (restaurata e con un nuovo doppiaggio). Distribuito in Italia nel 1987 da Rai 1 in una versione televisiva doppiata divisa in quattro parti, era passato sul grande schermo in versione originale sottotitolata solamente in occasione del Festival del film di Roma.

Nonostante venga considerato il primo lungometraggio dello Studio Ghibli, quando venne prodotto (nel 1984) il mondo creato da Miyazaki e Takahata non era ancora ufficialmente nato, e i due artisti si erano occupati esclusivamente di cortometraggi e serie tv, ancora inesperti in ambito di lungometraggi – ne avevano girati solamente due, La grande avventura del piccolo principe Valiant (1968) e Lupin III – Il castello di Cagliostro (1979). Tratto dal manga omonimo, il film d’animazione Nausicaä della valle del vento rimane infatti ancora strettamente legato a quella dimensione fumettistica e da serie tv, come fosse una puntata allungata (o una serie di puntate cucite insieme); sensazione che emerge da alcune rigidità estetiche e della sceneggiatura tipiche del cartoon nipponico.

Nonostante il film abbia già una certa età, è sorprendente come il messaggio che veicola risulti ancora attualissimo. Alla sua uscita era infatti stato presentato dal WWF per i suoi contenuti ambientalisti e per l’etica pacifista della principessa protagonista – che oggi definiremmo simpaticamente una frikkettona. Ambientato in uno scenario post-apocalittico in cui l’inquinamento e le macchine hanno creato una foresta altamente tossica che si sta diffondendo sempre di più e che rischia di minacciare la vita umana sull’intero pianeta – temi contro cui Miyazaki e lo Studio Ghibli in generale si scaglieranno ripetutamente –, Nausicaä è l’unica ad aver intuito che la colpa risiede esclusivamente nell’uomo, non nella natura, che in sé sarebbe buona e compartecipe della vita umana. Le vicende avvengono in un futuro non ben definito, in cui a macchine volanti e armi futuristiche si affiancano modi, usi e costumi più vicini al Medioevo-Rinascimento – con caratteri che richiamano lo steampunk –, a un passato che, quindi, ritorna: l’uomo, incapace di guardare avanti e di pensare a lungo termine, è destinato a una tragica regressione, sia sociale sia naturale, che porterà inesorabilmente guerre e distruzioni. A differenza, però, di scenari simili, Miyazaki è crudo ma non cinico; ripone tutte le sue speranze di salvezza e di un futuro migliore in Nausicaä, emblema della positività che può, anzi deve, resistere anche nelle situazioni più tragiche.

L’importanza del film risiede proprio nella sua forza, come prima vera dimostrazione nella storia del cinema che anche anime e cartoni animati possono essere considerati “seri” e non solamente indirizzati a temi leggeri per bambini. Anzi, la potenza evocativa delle immagini, ancora più libere di qualsiasi tecnica o effetto usati nei “normali” lungometraggi, permette un ventaglio espressivo ancora maggiore.

Tanti gli spunti e i riferimenti; impossibile, ad esempio, non pensare a Metropolis di Fritz Lang (1927). E poi le numerose opere ispirate a Nausicaä della valle del vento: l’anime Neon Genesis Evangelion (1995-1996), il cui autore Hideaki Anno è tra gli animatori assunti appositamente per il film; la serie Final Fantasy (2001) di Hironobu Sakaguchi ha tratto ispirazione proprio da questo film; molti videogiochi hanno inserito creature, macchine e mostri tratti da tale pellicola, come Metal Slug 3 Cyber Core e Viewpoint, Final Fantasy e God Slayer: Haruka Tenku no Sonata.

Benedetta Pini