1. Il re è morto, lunga vita al re!

Walter White, Daenerys Targaryen, Don Draper. La serialità ha spesso costruito la propria fortuna su personaggi iconici, capaci di catalizzare l’attenzione e l’affetto del pubblico. Le prime due stagioni di Narcos avevano a disposizione un grande personaggio principale, e per di più reale. Come se la cava la serie tv dopo la morte di Pablo Escobar? Non solo è viva e vegeta, ma riesce a innovare un format vincente rivoluzionando quasi completamente il cast. Il tallone d’Achille della serialità diviene così una risorsa inaspettata, che evita a Narcos di venire divorata dal carisma dei propri protagonisti.

2. Romanzo criminale

La voce fuori campo e l’impianto da romanzo storico – forte dell’alternanza tra dramma, fiction e frammenti documentari – sono ancora la spina dorsale della serie, così come lo stile cinematografico modernissimo che ha ormai sdoganato lo scavalcamento di campo. Senza dimenticare la spettacolarità e l’alto livello di scrittura e regia, che confezionano due sequenze (episodi 4 e 9) ricche di suspense, da seguire con il fiato sospeso.

3. I gentiluomini di Cali

Sul versante della scrittura questa terza stagione appare molto più corale delle precedenti: se prima la narrativa era polarizzata tra Escobar e coloro che cercavano di catturarlo, si assiste ora a un’esplosione di punti di vista. Non solo la dirigenza del cartello è composta da quattro personalità complesse, che spaziano dalla Cali dei fratelli Rodriguez alla New York di Chepe Santacruz, ma anche il fronte della DEA si divide tra l’agente Peña e le due new entry Feistl e Van Ness, mostrando con effidacia la pervasività del commercio di cocaina. Questo mondo viene inoltre presentato in una momento delicatissimo: la trattativa per la resa del cartello, terreno fertile per il conflitto. Consegnare i cattivi alla giustizia e scatenare una guerra o lasciare che la passino liscia?

4. Mondo di mezzo

Per la prima volta nella serie un personaggio centrale dà voce alla medietà, a quella zona grigia abitata da persone comuni che, in un modo o nell’altro, si ritrovano a fare i conti con lo strapotere dei padrini, spesso prosperando alla loro ombra. Si tratta del mondo incarnato da Jorge Salcedo, un borghese piccolo piccolo che ha fatto fortuna lavorando per il cartello fino a essere trascinato nel vortice degli eventi. Meglio continuare a chiudere gli occhi o mettere tutto a rischio per “fare la cosa giusta”?

5. Chiquitas

Quello che manca a questa terza stagione è un personaggio femminile forte. Nonostante siano sempre rimaste in disparte, nelle prime due stagioni le donne sapevano emergere in modo insospettabile; basti pensare al ruolo svolto da Tata e Hermilda Escobar. Ora, invece, la signorina americana in cerca di emozioni, la giornalista tenace o la classica donna del boss hanno troppo poco spazio per lasciare una traccia incisiva nella narrazione e spesso non riescono a elevarsi oltre il cliché.

Francesco Cirica