1. La ley de Medellín

La seconda stagione di Narcos introduce lo spettatore nei vicoli bui di Medellín, dove bene e male si uniscono in un unico e intricato groviglio. Pablo, spogliatosi progressivamente della maschera da “Robin Hood paisà” mostrando il suo vero volto, viene braccato da più nemici, che lo costringono a una fuga continua e disperata, vero e proprio leitmotiv delle dieci puntate. I bastioni del castello di Escobar crollano pezzo dopo pezzo a un ritmo incalzante, trasformando così il re del narcotraffico in fuggitivo: tra i viottoli e le baracche di Medellín il carnefice perde il suo alone di santità e si trasforma in vittima inerme. Frattanto, coloro che dovrebbero garantire un regime di giustizia si macchiano delle più nefande alleanze per avere la sua testa. Se è difficile riconoscere chi è invischiato nel male, ancora più agghiacciante è cercare la risposta alla domanda di riflesso: esiste qualcuno che agisce esclusivamente per il bene?

2. Los dos gringos

La grande caccia mette in crisi il duo più importante della vicenda. Pronti a tutto pur di catturare Pablo, gli agenti della DEA Murphy (Body Holbrook) e Peña (Pedro Pascal) ne diventano ossessionati. Dalla tensione insopportabile che ne consegue nascono fantasmi mostruosi: Murphy scopre il sapore della violenza e rischia di scivolare nella logica d’azione tipica dei sicari di Escobar; Peña scende a patti con la terribile banda dei Los Pepes, guerriglieri di estrema destra sguinzagliati e manovrati dal cartello di Cali. Nell’inferno in cui tutti finiscono per sprofondare, persino la voce narrante perde la propria forza, lasciando spazio a una scomoda verità: non c’è più spazio per degli eroi.

3. Tata y otras mujeres

Rispetto alla prima stagione sono salite alla ribalta alcune figure femminili di spicco guidate da Tata (Paulina Gaitan), la first lady del narcotraffico, che riscatta una precedente situazione di subordinazione e diventa un personaggio forte, dallo sguardo che farebbe impallidire persino l’inflessibile coronel Carrillo (Maurice Compte). Altra grande donne è Maritza (Martina Garcia), che per il poco spazio concessole mostra di non volersi mai arrendere. Subisce un’impennata di carattere anche Connie (Joanna Christie), non più in balia del marito, l’agente Murphy. Rende esaustivo il quadro la vivacità di Claudia Messina (Florencia Lozano), nuova comparsa e coordinatrice della DEA, che riesce lentamente a guadagnare la fiducia dei diffidenti Murphy e Peña grazie alla sua protervia.

4. Somos bandidos

Una sequenza mozzafiato della decima puntata riporta sullo schermo un personaggio venuto a mancare nel finale della prima stagione: un Pablo ormai allo sbando si trova a dialogare con il fantasma di Gustavo (Juan Pablo Raba), insostituibile braccio destro e compagno di vita. La sua morte ha lasciato nella vita di Escobar una voragine incolmabile in cui sprofonda lentamente, ora privato del controcanto che Gustavo forniva a ogni idea del patrón. E non v’è sicario che possa prenderne il posto, che possa ripetere l’esempio di Gustavo Gaviria, l’unico ad aver sempre avuto tra le mani la verità.

5. Soy el fuego que arde tu piel

Una colonna sonora capace di creare una vera atmosfera Latina e resa iconica dall’inconfondibile sigla, il mantenimento di dialoghi in lingua che contribuiscono a dare colore alla serie, l’inserto sempre coerente di sequenze documentaristiche che affrancano una trama magica nella cornice della realtà (con tutte le discrasie che lo sviluppo di una trama così ben congeniata può creare) e la prestazione sublime di Wagner Moura (Pablo Escobar) rendono Narcos un prodotto completo e di altissima qualità.

Ambrogio Arienti