Voto

7.5

Presentato al Giffoni Film Festival del 2016, My Name Is Emily (Simon Fitzmaurice, Irlanda, 2015) è un film indipendente intriso di anticonvenzionalismo, una lode pura alla diversità in formato adolescenziale. Emily (Evanna Lynch), ragazza fuori dagli schemi e parte di una famiglia altrettanto “strana”, si trova ad affrontare problematiche ben più grandi di lei. Ma l’incontro con un ragazzo speciale le farà superare ogni ostacolo senza paura.

Nonostante si rivolga a un pubblico prevalentemente adolescenziale, la pellicola tocca tematiche complesse come la malattia mentale, la crisi successiva a una grande perdita e la difficoltà di riuscire a essere se stessi. Grazie alla regia dinamica di Fitzmaurice, che accompagna come per mano lo spettatore, l’intreccio del film, inizialmente troppo contorto, diventa via via più semplice da seguire senza eccessivi ragionamenti.

I colori freddi, in contrasto con il carattere solare di Emily e le tonalità calde dei costumi, rendono ulteriormente evidente la dicotomia tra “convenzionale” e “diverso”. Complici le inquadrature, molto spesso primi piani, che aiutano lo spettatore a cogliere nel profondo le pulsioni che smuovono i giovani protagonisti.

Scomparso lo scorso ottobre per una sclerosi laterale amiotrofica (SLA), Simon Fitzmaurice lascia questo lungometraggio-testamento come espressione dalla necessità di raccontare qualcosa di “strano” in una società ormai omologata.

Mattia Migliarino