Gli anni ’90 sono stati una produttiva fucina di generi e gruppi che, in un modo o nell’altro, hanno segnato una generazione. Tralasciando fenomeni più scontati come i Nirvana e l’ondata nu metal di fine decennio, hanno visto la luce nuove realtà come la musica elettronica, l’innovativo uso dello slap su basso da parte di musicisti del calibro di Flea (Red Hot Chili Peppers) e Les Claypool (Primus) e il proliferare dell’hip hop; giusto per fare alcuni esempi.

Un caso particolare è quello verificatosi a Los Angeles, dove, sul sorgere del decennio, nacquero due delle più influenti band degli anni successivi: i Rage Against the Machine e i Tool. I primi seppero coniugare l’heavy metal con il rap, creando lavori riusciti grazie soprattutto all’abilità del chitarrista Tom Morello e all’efficace tecnica del bassista Tim Commerford; i secondi, pur avendo qualche anno di vantaggio, presentavano uno stile simile ai Rage Against the Machine (come conferma il loro primo album Undertow, del 1993), ma divenne ben presto evidente che la loro direzione sarebbe stata un’altra. Il frontman del gruppo, Maynard J. Keenan, rappresenta in modo esemplare il binomio genio-follia; lo si evince dai testi, dalle curiose live performance e dalla maniacale preparazione degli album. Se con Aenima (1996) il gruppo spicca il volo verso il mondo del progressive, con Lateralus (2002) raggiunge il culmine del genere stesso.

A livello sonoro, la band predilige una maggiore chiarezza e un uso minore di effetti in studio rispetto ai Rage Against the Machine, valorizzando la natura degli strumenti, in particolare del basso, che in brani come Schism e The Grudge è il protagonista. Fin dalla prima traccia i tempi dispari e i riff ipnotici catturano la mente dell’ascoltatore e la proiettano in una realtà parallela che si rende progressivamente più chiara col procedere dell’album. Lateralus, la title track, come il resto dell’album, è costruita secondo la successione di Fibonacci: l’ordine delle sillabe nelle strofe segue la serie (1,1,2,3,5,8,…), i cambi di tempo nel ritornello formano il sedicesimo numero (9-8-7) e l’intera canzone evolve in un climax a spirale. Il testo è una celebrazione della capacità dell’essere umano di elevare se stesso tramite l’arte e la conoscenza, riuscendo a raggiungere traguardi prima inimmaginabili.

Lateralus viene spesso etichettato come art rock, oltre che come progressive, per il fatto che, prima di allora, raramente era stato prodotto qualcosa di così visionario e ispirato in ambito rock/metal. Nonostante, infatti, possa risultare difficile cogliere la bellezza di quest’opera e i suoi segreti architettati alla perfezione, un ascolto approfondito ricompensa profondamente lo sforzo dello spettatore con un viaggio illuminato per le vie della mente. I Tool hanno donato alla storia della musica una perla di rara bellezza, un inno all’umanità grazie al quale si può “swing on the spiral of our divinity, and still be a human”.

Leonardo Fumagalli