London Calling (1979) rappresenta la svolta dello storico gruppo dei Clash e, più in generale, del punk britannico: oltre a configurarsi come il suo più completo e riuscito prodotto, incarna la trascendenza dei limiti musicali e contenutistici di questo movimento.

Il punk – perfettamente rappresentato dai Sex Pistols e nato verso la metà degli anni settanta – si propone di rinnegare il passato, ma la sua protesta è spesso provocatoria e fine a se stessa.  Lo scopo principale di questo movimento è la liberazione della forma da arzigogolati  tecnicismi, al fine di comunicare un contenuto rendensosi accessibile anche alle masse. L’essenza grezza e rudimentale che lo caratterizza, infatti, fa del punk un genere musicalmente immediato e orecchiabile, che lo avvicina clamorosamente al pop.

London Calling arriva nel posto giusto al momento giusto: è sorprendentemente punk nell’attitudine ma non lo è per niente nei suoni. I Clash decidono di risalire alle origini del rock’n’roll, dimostrando che le sue sonorità non sono affatto in contrasto con gli ideali professati dal punk: anche qui è presente una certa forma di “primitività”, mascherata, però, dall’eleganza con cui i suoni si combinano tra loro. 

Emblematica a tal proposito è la copertina dell’album, ormai elevata a icona del rock. La foto di Pennie Smith ritrae il bassista Paul Simonon intento nel rompere il proprio strumento durante il concerto al Palladium di New York del 21 settembre 1979; l’immagine contiene un’eloquente contraddizione: rimanda chiaramente alla copertina del primo album di Elvis Presley, del 1956, confermando così il “ritorno al passato”, ma, allo stesso tempo, si pone in contrasto proprio con l’immagine di Elvis in  concerto che suona la chitarra.

Il messaggio è chiaro: i Clash non sono cambiati e non hanno rinunciato al proprio spirito né alla propria iniziale attitudine, si sono semplicemente evoluti rifiutando i futili limiti tecnici ed espressivi che molte altre punk-band si sono invece imposte.

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In London Calling il gruppo sperimentò diversi strumenti musicali, primi fra tutti i fiati, il pianoforte e le percussioni. Inoltre, la voce di Mick Jones si rivelò alternabile a quella inconfondibile del leader Joe Strummer, capace di conferire a ogni brano un’impronta del tutto personale grazie a una spaventosa espressività: sembrava cantare costantemente in hangover, non curante della propria voce, riuscendo paradossalmente a valorizzare le parole nonostante una pronuncia strascicata, modello a cui si ispirarono numerose future voci indie-rock.

Una delle caratteristiche principali del disco è l’utilizzo di disparati generi musicali: il reggae, che utilizzarono in brani come Rudie Can’t FailRevolution Rock e nella cupa The Guns Of BrixtonIl rock prende forma in London Calling, il cui ritmo generato dalle chitarre è scandito e regolare come la marcia di un soldato, e diventa più romantico in Lover’s Rock Clampdown ha un suono più duro, forse persino più punk, seppur magnificamente melodico; il rock’n’roll risuona in Brand New Cadillac – richiamato dall’immagine stessa di questa storica macchina – nel ritmo da battito di mani di Hateful, in Death or Glory e si lega perfettamente al rock in Four Horsemen. Poi troviamo il jazz, che regna sovrano in sonorità come quelle dell’epico brano Jimmy Jazz; suoni più mainstream e orecchiabili si impossessano di brani come Lost In The Supermarket e Spanish Bombs; le trombe nonchè la tastiera di Wrong’Em Boyo generano un ritmo molto ska e, ciliegina sulla torta, inimitabili melodie da telefilm americano vengono ricreate in The Card Cheat e nell’ultima traccia Train In Vain.

Il terzo album dei Clash – all’ottavo posto nella lista dei 500 migliori album secondo “Rolling Stone”, con oltre due milioni di copie vendute nel mondo, disco di platino e disco d’oro negli Stati Uniti nonché disco d’oro e d’argento nel Regno Unito – è un ineguagliabile ed eterno capolavoro, che si colloca in una dimensione temporale indefinita: riprendendo il passato, attualizzandolo e riportandolo al presente fu in grado di creare un sound del tutto unico, che puntasse verso il futuro. Insomma, ci troviamo davanti a una delle pietre miliari del punk britannico che riesce anzi a essere più completa del movimento stesso cui appartiene, così ricercata eppure straordinariamente semplice.

Federica Romanò

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