Prima di occuparsi di sedicenni incinte e problemi adolescenziali, MTV era una delle fonti di informazione musicale più importanti a livello mondiale. MTV Unplugged era un programma televisivo nato a fine anni ’80 che regalò al pubblico alcuni concerti strumentali divenuti leggendari. Tra tutte queste esibizioni,ebbe particolare risonanza il concerto dei Nirvana del 18 Novembre 1993, pubblicato successivamente come primo album postumo della band dopo la tragica fine del frontman Kurt Cobain.

Nei 53 minuti di esibizione vengono proposti quattordici brani di cui sei cover, tra cui la celeberrima The Man Who Sold The World di David Bowie. Di comune accordo, il gruppo decise di non proporre alcuni dei brani più famosi come Lithium o Smells Like Teen Spirit, optando invece per una scaletta variegata, che desse spazio sia alla loro produzione integrale sia alle loro passioni, espresse per mezzo delle cover, eliminando qualsiasi forma di fan service.

Non a caso lo show si apre con About A Girl del primo album Bleach (1989), il loro lavoro meno conosciuto, prosegue con quattro brani provenienti da Nevermind e altri tre da In Utero. Di una sincerità quasi commovente è Pennyroyal Tea, eseguita in solitudine da Cobain, che si spoglia di tutte le sue contraddizioni: l’ansia da prestazione lo spinge a mostrarsi freddo verso gli spettatori, concentrato unicamente sull’esecuzione. Lo show terminerà con l’applauso entusiasta del pubblico e i complimenti di Dave Grohl, con tanto di sigaretta accesa in diretta nazionale.

Dave: “That sounded good”
Kurt: “Shutup”

Sono svariate le motivazioni che decretarono il successo del concerto. Prima fra tutte la morte di Kurt Cobain a soli sei mesi di distanza: col senno di poi si può leggere il concerto come un testamento della band. Quella di MTV fu infatti l’ultima grandissima vetrina in cui si esposero i Nirvana, all’interno di un format dall’ampia visibilità che li mise in contatto con il pubblico di tutto il mondo e non solo con i fan già acquisiti. La seconda motivazione è il tipo di immagine che il concerto diede alla band statunitense.

Il programma televisivo mise il gruppo, soprattutto Kurt Cobain, al centro della scena, in un contesto molto lontano dalla forza e dall’aggressività delle loro solite esibizioni live. Nonostante la scenografia richiamasse l’idea del funerale, con le candele nere, il lampadario e i fiori bianchi, lo studio televisivo e le chitarre acustiche li privarono della loro dimensione underground e alternative, rendendoli accessibili veramente a tutti. I testi non vennero edulcorati o modificati in alcun modo rispetto agli originali, ma fu il look della band e soprattutto quella del frontman a cambiare, virando verso l’immagine di divi belli e tormentati.

Un live leggendario, un’esibizione unica che ancora oggi, a 24 anni di distanza, ha la medesima forza.

Marco Bianchessi