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Nella musica, come in natura, l’evoluzione premia gli artisti che manifestano nuovi caratteri vantaggiosi
: chi ha la capacità di creare un sound diverso da qualsiasi altro avrà più possibilità di raggiungere il successo. Ma come si può definire un nuovo genere nel momento in cui viene inventato? Da qualche anno a questa parte, in ambito rock, la risposta è “alternative rock”; ma se si torna diciassette anni fa, per alternative si intendeva nello specifico il genere perseguito, tra i tanti, dai Muse. La band inglese ha infatti saputo coniugare mondi musicali distanti come solo pochi artisti erano riusciti a fare prima di allora, aggiungendo alla base rock elementi elettronici, orchestrali e a tratti progressive.

Formatisi tra il 1994 e il 1997, i Muse pubblicarono il loro primo album Showbiz nel 1999, un lavoro che mostrava una varietà di suono e una profondità sorprendenti per un gruppo esordiente. In breve tempo riuscirono a superarsi con quello che ancora oggi è considerato da molti fan il loro migliore album: Origin of Symmetry (2001). Rispetto a quelli di Showbiz, i brani di Origin of Symmetry sono più organizzati e solidi in virtù della frequente struttura basata su riff di chitarra e basso, il quale assume un ruolo fondamentale a livello di struttura ma anche di impatto sonoro grazie all’uso di distorsori e sintetizzatori da parte di Chris Wolstenholme. La grande varietà sonora viene riproposta durante tutto l’album anche dalla poliedricità del frontman Matthew Bellamy, che padroneggia con disinvoltura chitarra, tastiere e sintetizzatori. Ogni canzone dell’album è un piccolo tesoro, ma nel cuore di fan ed estimatori sono rimaste soprattutto New Born, Plug in Baby, Bliss, Megalomania e Feeling Good, cover scritta nel ’65 da Anthony Newley e Leslie Bricusse.

Il valore di Origin of Symmetry non risiede solo nell’aver consolidato la direzione stilistica della band, ma anche nell’aver permesso al gruppo di dimostrare alla scena musicale di allora che era ancora possibile intraprendere nuove direzioni musicali e integrare in modo efficace l’elettronica e il rock. Nonostante l’elettronica venisse usata già da molti anni in ambito rock, sono stati i Muse a farne un mezzo, e non un fine: la meccanicità e la freddezza dell’elettronica non prevalgono mai, ma vengono sfruttati con equilibrio.

Leonardo Fumagalli