Dopo aver autoprodotto il Sussidiario illustrato della giovinezza (2000), un intimistico racconto intriso di romanticismo che illustra i tormenti degli adolescenti alle prime armi con il sesso, i Baustelle riescono a farsi produrre dalla Bmg per realizzare uno degli album più raffinati della loro carriera: La moda del lento (2003 e successivamente ristampato dalla Sony nel 2013). Il disco accentua l’elettronica rétro del primo album, diminuisce le chitarre elettriche e aumenta moog e theremin, trasformando la spontaneità del Sussidiario illustrato della giovinezza in un’elegante costruzione di suoni sintetici: un dolce infuso di elettronica ‘80s e un pop sofisticato accompagnano testi densi di una velata tristezza, spesso perversi e ricchi di colte citazioni cinematografiche (La Canzone di Alain Delon).

In Cin Cin, sulle toccanti note di pianoforte Francesco Bianconi, con la sua pacata e seducente voce, brinda alla storia di due antieroi: “Alla nostra grazia nello scrivere versi senza forza, al non vivere, al nostro per sempre e ai nostri mai, alle dipendenze, allo stile che ci rende noi, io e te, un futuro non c’è, ma vedrai ci sarà, cambierà, parleremo anche noi, io e te, del futuro che c’è, nelle mani che hai, nel coraggio che ancora non ho. Se mi concentro il Brasile lo invento”. Ma questi infelici potremmo anche essere noi: i versi di Bianconi rimandano all’ingenua speranza che chiunque nutre per il futuro.

Baustelle - Sussidiario Illustrato Della Giovinezza

A partire dalla traccia successiva, invece, le avventure sessuali raccontate nel primo disco dei Baustelle si arricchiscono di sottigliezze contenutistiche. In Arriva Lo Ye-Ye, che vede come protagoniste alcune turiste danesi e svedesi, Bianconi veste di raffinatissima poesia le sue esperienze, servendosi di immagini vivide che intensificano la potenza espressiva delle parole; impossibile resistere al fascino della seconda strofa: “Profuma di Stoccolma la schiena tua spogliata, amami una volta nella vita”. Nel brano Il Seno, dalle tinte più oscure rispetto ai delicati suoni di Arriva lo Ye-Ye, un uomo, forse Bianconi stesso, chiede a una giovane ventenne di poterle fotografare il seno per ricordare quella che si prospetta essere una romantica esperienza di una notte (“Mettiamo che sia piccolo il tuo seno, che crimine, allora avrai vent’anni. Allora troverò una scusa per non poterlo più scordare, se ti va, che vuoi che sia una follia? Il seno in fotografia”).

In EN, invece, Bianconi celebra la bellezza femminile come qualcosa di eterno, attraverso immagini simboliche, alcune al limite del decadentismo, e riferimenti all’arte classica, sulle note di una sintetica melodia di tango. Il classicista che vive in Bianconi emerge anche nella ghost track Beethoven o Chopin: il cantante intreccia tra loro i dilemmi che lo affliggono (l’impossibile scelta tra Beethoven e Chopin e la tragica fine di una storia d’amore) in una visione sempre più pessimistica della vita, che nel brano assurge al paradossale e perverso compito di consolare il protagonista aiutandolo a dimenticare i propri drammi personali (“Il senso della morte e la sifilide per archiviare il caso riguardante te”). Le parole sono avvolte da una torbida atmosfera di suoni stranianti e quasi cacofonici, che si intensificano col dilagare del pessimismo cosmico del testo e culminano nella lunga parte strumentale del finale.

baustelle

Reclame, nonostante sembri il brano più allegro e movimentato del disco, è denso di significati simbolici e similitudini: Bianconi paragona la dipendenza da una donna a quella dalla nicotina (“La lingua sulla cenere, l’amore mio si arrotola e non finisce più. Il filtro glielo strappo via, la donna mia è una Bis e ha il veleno di una Kim, oppure di una Camel Light, è come una Lucky Strike e non la spengo”) e gli effetti nocivi della sigaretta a quelli di un amore profondamente legato al dolore (“Di notti con te, di gocce di sangue, di carezze sporche quante me ne rimangono? Di versi per te, di miei occhi tristi e di questi dischi quanti me ne restano ancora?”).

Il brano più celebre è l’omonimo del disco (La Moda Del Lento), che ne riassume il senso. Ipotizzando il ritorno di una tendenza ormai passata – quella del lento, appunto –, Bianconi parla della fugacità dell’amore, della depressione e di attualità; le sue riflessioni sono riconducibili alla definizione di “moda” elaborata da Baudelaire: l’elemento effimero dell’arte, “la modernità è il transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte, di cui l’altra metà è l’eterno e l’immutabile”.

Servendosi, quindi, del passato come di un mezzo per affrontare il presente da un punto di vista poetico, La moda del lento è un album completo e raffinato, in cui i Baustelle non lasciano nulla al caso, approdando a una perfetta comunione di suono e di senso.

Federica Romanò

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