Incastonato nella storia della musica rock come una gemma preziosa, il terzo disco in studio di Jimi Hendrix è un concentrato di genio e sregolatezza. Tra collaborazioni di pregio e l’ossessiva ripetizione di jam session infinite, Electric Ladyland è il più alto esempio della grandezza musicale di Hendrix, della sua poliedricità e, ovviamente, del suo genio alla chitarra, che in queste tracce tocca gli apici più alti della sua carriera.

Ossessionato dal desiderio di partorire l’album perfetto, Hendrix si chiude in studio (prima a New York, poi a Londra), dove invita una serie di amici musicisti per trovare nelle collaborazioni con loro l’ispirazione per i suoi brani. Il fastidio di Chas Chandler, che aveva prodotto i primi due lavori di Hendrix, lo porta ad abbandonare il progetto, ma questa scelta non ferma le ricerche del chitarrista: Hendrix si trova a scrivere e produrre il disco da solo. Insieme a musicisti del calibro di Chris Wood, Steve Winwood, Buddy Miles e Jack Casady nasce la vibe di Electric Ladyland, che assume a tratti l’aspetto di una fruttuosa jam session collettiva.

L’onirica apertura di …And the Gods Made Love lascia presto spazio al soul rivisitato di Have You Ever Been (To Electric Ladyland), che è la vera partenza del disco, seguita dalla grintosa Crosstown Traffic. Voodoo Chile è un’improvvisazione di quindici minuti, nella quale il tocco stregato di Hendrix crea un’atmosfera infuocata e prepara all’outro del disco, la rock Voodoo Chile (Slight Return). Little Miss Strange – scritto e cantato dal bassista Noel Redding, con il quale i rapporti stavano iniziando a incrinarsi – apre il side B dell’LP, che tra riff energici e ritmati ospita anche Gypsy Eyes, brano che Hendrix dedicò alla madre e che riprodusse per 50 volte in studio, mai soddisfatto del proprio timbro vocale. 

L’organo di Mike Finningan dà inizio all’oscura Rainy Day, Dream Away – il cui tema verrà poi ripreso nell’ultimo side da Still Raining, Still Dreaming – e alla seconda parte del disco. 1983… (A Merman I Should Turn to Be) è un lunghissimo tessuto di suoni e melodie che proietta il tema anti-bellico in una cornice a metà fra l’onirico e lo psichedelico. Il record volge al termine con il ritmo di House Burning Down e la celeberrima cover di All Along The Watchtower di Bob Dylan, reinterpretazione di qualità eccelsa che fu riconosciuta dallo stesso autore come superiore all’originale. Voodoo Chile (Slight Return) è il perfetto coronamento di un disco completo e poliedrico, vero apice compositivo di Hendrix: parla di sé e del proprio passato, delle contraddizioni che vede e vive attraverso il filtro di una musica ricercata, violenta e impetuosa, anticipatrice di quel futuro che lo consacrerà alla storia come uno dei chitarristi più grandi di sempre.

Riccardo Colombo

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