Corre l’anno 1979, i pavimenti dei club si illuminano a intermittenza, i pantaloni scendono svasati fino alle caviglie. Nel melting pot di influenze di quegli anni, che non risparmia nessun Paese dalle Americhe fino all’Europa, un produttore si fa strada da Montreal, conquista le piste da ballo più hot e raggiunge la 48esima posizione della US Billboard Hot 100 con quello che sarà il suo singolo di maggior successo: Dancer.

Gino Soccio, produttore italo-canadese, all’epoca ha solo 23 anni. Outline è il suo disco d’esordio, ed è anche l’esordio per la neo-nata RFC, etichetta disco della Warner. In uno scenario di silhouette glam, Soccio riesce a ritagliarsi la sua nicchia.

Outline esce a soli pochi mesi di distanza da dischi considerati essenziali per la definizione della musica disco nella sua forma più popolare – Love Tracks di Gloria Gaynor, Spirits Having Flown dei Bee Gees, Bad Girls di Donna Summer –, ma sono evidenti le sue influenze esterne alla solita cerchia delle piste da ballo. Soccio non rimane infatti intrappolato negli stilemi del classico pezzo disco da classifica. Sebbene Dancer sia il suo singolo più conosciuto e di successo, nell’album – una sorta di pamphlet di musica disco– la sperimentazione nelle sonorità non manca.

Outline è un processo di minuzia e ricerca musicale a ritroso, straordinariamente vicino al funk e al soulda cui il genere disco era nato. Se per buona parte delle produzioni disco di quegli anni è la melodia a farla da padrona, con un uso abbondante di archi, chitarre e sintetizzatori a ricreare la trappola ciclica del pezzo senza fine, Soccio fa delle linee di basso la colonna portante dei suoi pezzi: un riff dopo l’altro, a ipnotizzare le orecchie di chi ascolta è tutto ciò che sta avvenendo sotto la melodia. Così, in So Lonely è il fuzz del basso a sostenere il piano in assenza di una di batteria vera e propria. The Visitors e Dance to Dance sono tanto affini alla più pop Hot Stuff della Summer, con le sue linee di basso marcate, quanto al progressive rock dei Chicago, con un uso preponderante dei fiati.

Ma la sperimentazione non si esaurisce in questo aspetto. There’s a Woman, ultimo pezzo del disco, esibisce un’influenza chiaramente beatlesiana nei rimandi rock. Ciononostante, non si tratta di un disco di crossover: Outline è genuinamente disco, nel suo tentativo di rinnovamento. La produzione esce negli anni di declino del genere, quando i movimenti anti-disco andavano diffondendosi nelle subculture americana e inglese, trainate dall’ascesa del punk, che culminarono nella “Disco Demolition Night” del 12 Luglio 1979. Vacua, consumistica e ripetitiva: così veniva vista alla fine degli anni ‘70 la disco. Troppe produzioni e tutte troppo simili avevano saturato il mercato.

Soccio dimostra invece che ci sono ancora sfumature da indagare e influenze da prendere in considerazione all’interno del panorama disco. Outline è infatti una produzione colta e riflessiva, un album non solo da pista da ballo, ma anche da ascolto.

Gaia Ponzoni