In seguito a una frenetica attività discografica, tra il 1970 e il 1971 Sir Elton John pubblicò ben cinque album: Elton John (1970), Tumbleweed Connection (1970), il live 17-11-70 (1971), Madman Across the Water (1971) e la colonna sonora del film Friends di Lewis Gilbert (1971). Forte di quattro nomination ai Grammy Awards e con gli occhi della critica e del pubblico puntati sulla sua prossima mossa, nel ’72 Elton John si prese del tempo (seppur ridotto) per preparare un drastico cambio di rotta artistico, reso ormai necessario dalle altissime aspettative nei suoi confronti.

Honky Château fu registrato allo Chateau D’Hierouville, un castello del XVIII secolo in cui avevano suonato anche i Grateful Dead. La scelta della location fu dettata da due ragioni, e la prima era meramente promozionale: registrare un album all’estero gli avrebbe fatto ottenere una grande visibilità; e per questo motivo la stessa mossa venne pensata anche dai Rolling Stones, sempre tra il 1971 e il 1972. In secondo luogo, lavorare in una residenza fissa, in cui vivere temporaneamente, avrebbe permesso alla popstar e ai suoi musicisti di focalizzarsi sulle sessioni in studio, ma anche di concedersi un po’ di svago tra le tante attività legate al relax di cui disponeva il castello.

La svolta stilistica di Honky Château, rispetto ai precedenti lavori in studio, è netta: le sonorità country di Tumbleweed Connection e gli arrangiamenti orchestrali di Paul Buckmaster vengono accantonate in favore di un conturbante soft rock, valorizzato dalle sezioni ritmiche di professionisti come Davey Johnstone, Dee Murray e Nigel Olsson, con cui John formerà la leggendaria Elton John Band. Una scelta fondamentale per plasmare quel sound caratteristico che lo porterà a infilare 7 primi posti consecutivi nelle “Billboard 200” degli anni successivi. Ma fu anche uno degli esempi più palesi della magnifica sintonia tra Elton e il paroliere Bernie Taupin, in grado di dare alla luce brani eccellenti come I Think I’m Going to Kill Myself, parodia delle turbe adolescenziali (“I’m gonna kill myself/Get a little headline news/I’d like to see what the papers say/On the state of teenage blues”), il grande classico Rocket Man e l’amatissima ballata al piano forte Mona Lisas and Mad Hatters.

Honky Château contribuì a tramutare Elton John da un dolce cantautore a una delle rockstar britanniche più trasversali di sempre, dando il via a una serie di lavori in studio ormai entrati nella leggenda e che nel 1974, a seguito del contratto discografico firmato durante le registrazioni di Caribou, gli varranno il soprannome di The $8 Million Man”.

Christopher Lobraico

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