“There is something in my house” strilla in continuazione il carissimo estinto Pete Burns (1959-2016) in uno dei singoli di punta dell’album Mad, Bad And Dangerous To Know dei Dead Or Alive. Quel “qualcosa” presente nella casa di Pete – e più in generale degli industriosi produttori Stock-Aitken-Waterman, coprotagonisti dell’album – probabilmente non sarà il buon gusto, né men che meno l’understatement o il senso della misura; sarà piuttosto un’eccentricità talmente marcata e coinvolgente da impedire ai Dead Or Alive di omologarsi al coro delle chiassose meteore degli anni Ottanta o di essere liquidati come l’ennesimo guilty pleasure gaio e cialtrone.

Certo, nella tracklist di Mad, Bad And Dangerous To Know c’è pure qualche pezzo che da offrire ha soltanto gaiezza e cialtroneria, come Son Of A Gun, tipico esempio di troppo che stroppia… per il resto però l’horror vacui viene felicemente condotto a vette di virtuosismo: la gran parte dei pezzi riesce ad essere sovraccarica senza crollare su se stessa, anche quando le fondamenta non sono troppo robuste. Basti pensare all’istrionico mantra del brano introduttivo Brand New Lover, pullulante di suoni artefatti e acuti tipo flipper e con un assolo di chitarra tanto distorto e penetrante da sembrare una trivella; lo stesso vale per la bombastica I’ll Save You All My Kisses, in cui l’alta velocità e l’elettrizzata interpretazione di Burns, come sempre caricaturale e sensuale al tempo stesso, redimono una melodia a rischio di melensaggine.

Il meglio arriva però nella parte intermedia, in cui il gotico pacchiano evocato dalla copertina viene trasposto in musica: fin dall’introduzione a base di guardinghi archi posticci di Then There Was You si capisce che Pete avrà la possibilità di ridar voce alle proprie corde più profonde ed espressive, rimaste inutilizzate dai tempi del vero capolavoro dei Dead Or Alive prima dell’incontro con Stock-Aitken-Waterman: la tenebrosa Misty Circles da Sophisticated Boom Boom. Con una suggestiva transizione gli umori si capovolgono – in apparenza – in Come Inside, che riprende le melodie solari di inizio album, pur gravandole con tastiere plumbee e accordi temporaleschi. Arriva poi con perfetto tempismo il brano menzionato in apertura, Something In My House, che, nel mix presente nell’LP, è rivestito con un ingannevole arrangiamento di sapore latineggiante, ma che nella single-version assume la forma ben più adeguata di un luna-park stregato, con tanto di ululati in lontananza.

Hooked On Love, a dispetto del titolo, è un brano dalle tinte fosche, manierato nella sua brutalità e viceversa: un ossimoro, insomma, che traghetta l’ascoltatore verso i lidi caramellosi di I Want You, la cui melodia disneyana è messa al riparo dall’impressione di stupidità da innesti ferocemente autoironici (o talmente grotteschi da dare un’impressione di autoironia) come la fanfara sintetica che si sente all’inizio e a metà del pezzo. La conclusiva Special Star ha una personalità simile, ma si prende un po’ più sul serio… almeno in apparenza, quasi a ribadire l’abilità dei Dead Or Alive di fare i finti tonti per gabbare i critici più paludati e altezzosi.

Andrea Lohengrin Meroni

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