“Continuo a pensare che in quel periodo lì i tre migliori gruppi al mondo erano il gruppo di Miles Davis, gli Weather Report, e gli area”
(Massimo Villa, musicista e giornalista)

1973. Erano gli anni dell’esplosione progressive inglese e italiana – usciva nello stesso anno Selling England By The Pound dei Genesis –, dello psichedelico krautrock tedesco (Ash Ra Tempel, Amon Düül II, Neu! e mille altri), del jazz fusion più folle – pochi anni prima uscivano Bitches Brew e In a Silent Way di Miles Davis, che contemporaneamente spronava il suo session man John McLaughin a dar vita a un percorso personale, la Mahavishnu Orchestra. Si stavano ponendo le basi per le sperimentazioni, in primis elettroniche, che sarebbero state un punto di riferimento centrale per gli artisti di tutti gli anni successivi; in fin dei conti, il post-punk dei Joy Division o dei Public Image Ltd, per fare qualche esempio, deve molto a queste idee musicali. Insomma, anni quasi prepotenti per la loro energia creativa.

cantare la voce

Cantare la Voce, Demetrio Stratos, Cramp Records, 1978

Gli Area sono stati senza dubbio una delle manifestazioni più alte di questo magnifico periodo musicale. Influenzati dalle tradizioni più disparate, dal jazz alla musica etnica, dal rock alla canzone politica passando per la musica colta, hanno sviluppato una ricerca musicale intensa, estrema, che spesso è approdata a risultati veramente straordinari e, a volte, anche provocatori. E tutto questo già a partire dall’album di esordio, Arbeit Macht Frei.

Anche ai più estranei al genere, infatti, dovrebbe suonare familiare il nome di Demetrio Stratos, cantante dalle doti fuori dal normale. Se lui stesso era meravigliato dalle potenzialità della sua voce, ancora di più lo furono gli esperti, fisici e musicisti – uno dei tanti, il genio John Cage –, che lo seguirono e “studiarono” per comprendere il suo particolarissimo modo di utilizzare i muscoli fono articolatori. Come poteva Demetrio, che come tutti aveva “solo” due corde vocali, a eseguire due note contemporaneamente (diplofonia)? Ma anche tre o quattro! Come poteva emulare il canto di un uccello emettendo un fischio di 700 Hertz? Queste e altre mille domande sorgono spontanee all’ascolto dei lavori degli Area e, in particolare, di Cantare la Voce, album solista di Stratos. Perciò, non dovrebbe essere difficile comprendere il motivo per cui, all’indomani della sua prematura morte nel ’79, venne ricordato – o forse celebrato? – come un dio greco sull’altare, nel famoso concerto milanese in sua memoria. Il personaggio, per di più, scivola nella leggenda, se si considera che certi esperimenti sono stati da molti considerati la causa della leucemia che gli costò la vita.

Gli strumentisti non erano da meno, anzi, per dirla con le parole di Elio e le Storie Tese, “suonavano di brutto”, e Arbeit Macht Frei ne è un perfetto esempio. Se Patrick Djivas (ex Premiata Forneria Marconi) era l’elemento più ordinario – ed è comunque un ottimo musicista –, con gli altri si toccavano vette supreme di tecnica e gusto sperimentale. Vogliamo parlare della magica improvvisazione di Busnello (sax)? O del primo esempio di chitarra synth suonata da Tofani in Luglio, Agosto, Settembre (Nero)? Prima addirittura dei ben più famosi Pat Metheny e Alan Holdsworth! E la semplice maestria con cui Capiozzo (batteria) suonava in tempi dispari? E il genio compositivo di Fariselli (tastiere)?

Si capisce che siamo di fronte a un unicum nella storia della musica contemporanea. Ma Arbeit Macht Frei non era solo questo. Come già si può intuire dal titolo tragicamente evocativo, l’album conteneva un forte pensiero politico e sociale, connotazione evidente se si conosce lo stretto legame tra il gruppo e i movimenti politici degli anni ‘70. Complice, ovviamente, è stata l’influenza di Gianni Sassi, una specie di “settimo elemento”, autore principale dei testi di Arbeit Macht Frei (L’abbattimento dello Zeppelin e Luglio, Agosto, Settembre (Nero)). Quest’ultimo in particolare era stato scritto, come diceva Stratos, per i “compagni palestinesi”; tema caldo, dato che la ferita lasciata dall’attentato alle Olimpiadi di Monaco del ’72 a opera del gruppo terroristico palestinese Settembre Nero era ancora aperta.

Cramps Records di Gianni Sassi. Centrale nella distribuzione italiana della musica colta internazionale (anni '70).

Cramps Records di Gianni Sassi. Centrale nella distribuzione italiana della musica colta internazionale (anni ’70).

Nel periodo in cui Via Larga a Milano era teatro quotidiano della più evidente lotta di classe, gli Area suonavano gratis nelle fabbriche occupate. D’altronde, i compagni devono essere poveri, no? Oppure, parafrasando ancora Elio, “sì, però i compagni, quando c’è da tirar fuori i soldi, tutto tace!”.

Tra i migliori esempi di World Music, viene ora alla luce il significato profondo di Arbeit Macht Frei e, potremmo dire, dell’intera discografia della band. L’orientamento politico internazionalista si tramutava in un orientamento musicale internazionale. Scoprire e poi fondere le musiche del mondo aveva certamente, oltre a un’estetica suggestiva, una sottesa tensione verso la solidarietà e l’unione culturale dei popoli. Non è un caso che il nome intero del gruppo sia Area International Popular Group. E allora, ad esempio, si dedicano allo studio della musica balcanica – come la Bulgarian Dance, dalla struttura tremenda (come diceva Fariselli) in 83/4! –, da cui scaturisce la già citata Luglio, Agosto, Settembre (Nero).

La loro era un’arte in movimento; non statica, né fissa, ma in un’instancabile espansione sonora e culturale. Dopo il loro concerto monzese di quest’anno cui ho assistito, ho avuto l’occasione di scambiare due parole con Tofani; ricorderò sempre cosa disse a me e i miei amici (tutti musicisti amatoriali): “Noi anziani possiamo certamente regalarvi la nostra esperienza. Ma voi non dovete mai smettere di andare oltre i vostri  limiti”. Grazie, Paolo. Allen Ginsberg, poeta statunitense, diceva: “Allargate l’area della coscienza”; concetto modificato dalla band in: “Allargate l’area della consapevolezza”. Arbeit Macht Frei è, infatti, un tipo di musica che aiuta a espandersi in lungo e in largo, verso territori, culture, pensieri che non abbiamo mai osato scoprire; invita a non stare mai fermi.

Luca Paterlini

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