Dopo aver preso parte alle opere di demolizione del punk e aver abbracciato la riconciliazione con il passato attuata dalla new wave aprendo le porte prima ai soundscapes elettronici e retro-futuristici del krautrock poi all’arguta efficacia del pop, gli Stranglers si sono aggiudicati il podio della notorietà sia in Europa che in Inghilterra con il loro capolavoro La Folie (1981) e, in seguito, con la raffinatezza glamour di Feline (1982).

Ombroso, lussureggiante e suadente, Feline è il manifesto dell’ennesimo voltafaccia degli Strangolatori: i vigorosi colpi di Jet Black si riversano sui pad della batteria elettronica e le chitarre elettriche vengono sostituite da quelle acustiche e latineggianti, mentre in primo piano spicca la sfarzosità neobarocca delle tastiere. Feline parla d’amore, di seduzione, di decadenza e di voluttà, mentre emana un incontenibile fascino necromantico, che si traduce in movimenti ondulatori dalla flemma seducente, in atmosfere soffuse a luci rosse e influssi latini.

Midnight Summer Dream passa in rassegna tutti gli aspetti cardine del disco: apre il brano il tremolio stigio della tastiera, una marcia funebre di note e accordi eseguita in pianissimo, a cui segue un’improvvisa frustata inferta alla batteria elettronica, che introduce un corposo strato di basso e il parlato/recitato del bassista Jean Jacques Burnel. Gli Stranglers danno così pienamente corpo all’opera di auto-affinamento preannunciata l’anno precedente da La Folie.

In European Female (In Celebration Of), la vera stardom del disco, una scintillante tastiera fa da contorno ornamentale al sensuale flamenco della chitarra acustica, mentre Paradise viene accarezzata dalla brezza marina delle Hawaii e Let’s Tango in Paris risente delle influenze mitteleuropee di fine Settecento, ospitando al suo interno un elegantissimo walzer. All Roads Lead To Rome e Blue Sister suggellano invece il legame tra questi misteriosi “men in black” e l’occidente tecnocratico, evolvendo in un tripudio di sonorità motorik e kraftwerkiane.

Aggiunge raffinatezza e artificio l’approccio fortemente teatrale di (The Strange Circumstance Which Lead To) Vladimir And Olga, in cui il saliscendi armonico delle tastiere, le misurate declamazioni e le risatine sinistre del cantante Hugh Cornwell occupano quasi tutto l’ambiente sonico. Capolavoro avant di vanità e provocazione è infine Aural Sculpture Manifesto, una sorta di proclama in cui i modesti Stranglers (intervallati da effetti casuali di tastiera) annunciano la nascita di una salvifica scultura aurica, capace – come afferma lo stesso Cornwell – di porre fine alla “scomparsa della musica” e alla “prostituzione del suono”, messe inevitabilmente in moto da una generazione di musicisti accusati di “usare la scienza senza essere scienziati” e di “abusare dell’arte senza essere artisti”.

Federica Romanò