Voto

7
 

Il ritorno alle origini – graditissimo da alcuni e accolto con un po’ di delusione da chi si era invece abituato alle sperimentazioni EDM della band britannica – si tinge di nero con atmosfere claustrofobiche e un sound più heavy.

Un concept a base di soppressione e voglia di ribellione, concetti tanto cari – ormai forse un po’ troppo – ai nostri, che danno vita a un percorso diviso in due parti: da Dead Inside a Defector pulsa il lato più dark dell’album; da Revolt in poi la voglia di rivalsa prende il sopravvento e porta a termine in modo omogeneo un disco che non stravolge le carte in tavola, ma si limita a mettere i cosiddetti “puntini sulle i”.

Christopher Lobraico