Voto

8
 

Lo abbiamo incontrato esattamente un anno fa al Festival Moderno e ci ha tenuti letteralmente incollati al palcoscenico. Finalmente, Mura Masa ha deciso di regalare al pubblico il suo primo, omonimo, debut album, disegnando un perfetto trait d’union tra la sua principale fonte d’ispirazione – l’Oriente – e la sua più completa forma di espressione: l’elettronica. Il sound del disco, infatti, non si priva di atmosfere levantine, rafforzate da inconfondibili gong indonesiani e steel pans (strumento a percussione tipico dell’isola Trinidad), pur esaltando il suo background londinese, divenuto un marchio di fabbrica.

Mura Masa è un percorso, e ogni brano è una fermata della metropolitana più famosa d’Europa (anche se dall’Europa si è di recente allontanata), con i suoi rumori, i suoi colori e tutte quelle sensazioni che hanno profondamente influenzato il lavoro del giovane producer. Davanti agli occhi dell’ascoltatore la città di spoglia, rivelandosi, così come la descrive lo stesso autore, “a big, confusing, beautiful thing”.

Giulia Tagliabue