Voto

6

Banjo nell’armadio e chitarre elettriche alla mano, ecco la nuova veste sonora della band londinese.

Apre le danze Tompkins Square Park e subito si capisce che il successore di Babel – Grammy come miglior album dell’anno nel 2013 – si vuole prendere tutti i rischi del caso: il giusto compromesso tra heartland rock e pop; dalla strappalacrime Believe all’arrembante The WolfDitmas – uno dei momenti chiave dell’album – è l’esempio lampante di quanto la band stia cercando “un nuovo posto nel mondo”, sì rischiando, ma sempre tutelando quella fragilità sonora che ormai è il marchio del gruppo.

Una svolta elettrica definitiva? No; Only Love e Hot Gates chiudono – tra melodie Mumford 100% e qualche distorsione – un album necessario per la crescita artistica di una band che vuole maturare, a ogni costo.

Christopher Lobraico

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