1. Tasselli tarantiniani

La terza stagione ricompone i cocci della trama, rendendo lineare il susseguirsi delle vicende e rispondendo ai quesiti rimasti in sospeso grazie alla retrospettiva su Tyrell (eps3.2_legacy.so): l’alter ego di Elliot diventa l’interlocutore dello spettatore, deputato a fare luce sui segmenti della prima e della seconda stagione. La trama si arricchisce inoltre di richiami tarantiniani, legati principalmente a Irving, (uno straordinario Bobby Cannavale), risolutore di problemi come il Mr. Wolf de Le iene (1992) e che si aspetta di ottenere un milkshake gratuito al Red Wheelbarrow ricalcando Vincet Vega di Pulp Fiction (1994). E non mancano nemmeno gli iconici schizzi di sangue!

2. Mercificazione degli ideali

L’attacco informatico che causa il blackout alla E Corp accresce le tinte stranianti e oscure della serie. La città degradata viene permeata da citazioni orwelliane e richiami huxleyani, mentre Elliot vive lo snaturamento della rivoluzione, “divenuta prodotto che ha trasformato il dissenso in proprietà intellettuale, che ha televizzato la rivoluzione con pause pubblicitarie”. Mr. Robot alza dunque l’asticella, andando oltre il tema del complottismo e dello spionaggio industriale e diventando specchio della contemporaneità, un invito alla riflessione sulla commercializzazione degli ideali.

3. Il controllo è solo un’illusione

Philip Price (Michael Cristofer) nella terza stagione passa da essere una figura influente a personaggio inerme di fronte alla consapevolezza di non avere il potere di annullare l’hackeraggio. Sia Mr. Robot che Price vivono la presa di coscienza dell’esistenza di un ente superiore a entrambi che li ha manipolati: guardano da lontano le conseguenze delle loro azioni, mosse dal destino inalterabile. In questo caso il destino ha un nome, Whiterose, che come una dea è motore oscuro del caos che si afferma nella società attraverso violenza, follia e cattiveria. Ogni personaggio diventa allora strumento, e la sopravvivenza di ognuno è dettata dalla sua funzionalità. L’immagine dei potenti che festeggiano durante uno degli attentati più cruenti degli Stati Uniti è espressione di un mondo sempre uguale a se stesso, in cui le rivoluzioni servono solo ad allentare la tensione sociale, dando l’illusione di un miglioramento, mentre il mondo si riavvolge su se stesso.

4. Il lato oscuro

Il rapporto tra Elliot e Mr. Robot si evolve, fino a rendere definitiva la scissione tra le due anime:  lo spettatore distingue le paranoie e le psicosi dei personaggi, diverse anche a livello visivo, e riconosce immediatamente la personalità predominante di ogni scena. Emblematico è l’episodio eps3.4_runtime-error.r0, in cui i due lottano nello stesso corpo per la decisione da prendere circa l’attacco alla E Corp. Da un lato Elliot, apatico, dall’altro Mr. Robot, irruento, emblema della pulsione intransigente, disposta a tutto per affermare il proprio ideale, anche a discapito di vite innocenti. Ma in opposizione al lato oscuro vi è sempre il lato chiaro: eps3.7_dont-delete-me.ko mostra un Elliot empatico, quasi ottimista, che si riconcilia con Angela e che nel finale, shutdown-r, persino con il padre-alter ego.

5. Il lato chiaro

Fin dalla prima stagione la scissione della personalità e lo spaesamento dei personaggi vengono giocate dalla fotografia, esasperandone le relazioni e gli affetti. La terza stagione, invece, scava più a fondo. Il fallimento della rivoluzione non rende possibile la ricostruzione dei grattacieli ma la rimozione delle maschere e la rivelazione della vera essenza dei personaggi, che si mettono a nudo, impotenti.

Daniela Addea