1. Effetto Fight Club

Elliot Alderson (Rami Maleck), ingegnere informatico sociofobico, viene avvicinato da Mr. Robot (Christian Slater) per arruolarlo in un gruppo di hacktivisti al fine di causare il fallimento della E-Corp, multinazionale responsabile, tra le altre cose, della morte del padre di Elliot. Al termine della prima stagione si scopre che Mr. Robot non è nient’altro che una proiezione, un alter ego di Elliot e che il protagonista soffre di bipolarismo e schizofrenia. Nel corso della seconda stagione Ellior tenterà di lottare contro questo demone, determinato a far sparire la parte di sé legata ancora al ricordo del padre. La cura migliore per il controllo? Seguire una rigida routine e partecipare a terapie di gruppo. La voglia incontrollabile di stimolare il suo sistema nervoso, annullato dalla quotidianità, fa precipitare Elliot in uno dei monologhi più intensi della serie.

If I don’t listen to my imaginary friend, why the fuck should I listen to yours?

2. Credere che qualcosa sia reale lo rende tale

Realtà e virtualità si intrecciano in Mr. Robot. Elliot si estrania dalla realtà creandone una versione parallela, distorta, scandita diversamente rispetto a quella in cui vivono gli altri personaggi. La prova è rintracciabile nel sesto episodio della seconda stagione (esp2.4_m4ster-s1ave.aes Guarda davanti a te), in cui il delirio del protagonista passa da dramma psicologico a sitcom anni Novanta. Elliott si risveglia all’interno di un dipinto surreale dove compare perfino Tyrell (Martin Wallstrom), scomparso fino ad allora; in questo modo la serie collega passato e presente con un’elegante soluzione narrativa. Questa operazione mentale permette a Elliot di riappacificare le sue due personalità e fa capire allo spettatore, senza margini di errore, la differenza tra realtà e finzione attraverso  un escamotage sapiente: il passaggio tra dimensione reale e virtuale è tutto giocato sull’estetica dei generi cinematografici, come avveniva in Assassini nati – Natural Born Killers di Oliver Stone (“Il giorno in cui voi due avete ammazzato, voi siete diventati nostri! Del pubblico! Dei media!”). Mr. Robot denuncia così la pericolosità insita in ogni finzione di realtà attraverso l’esasperazione della rappresentazione filmica; come nel caso della morte di Goddard (Michel Gill), che viene restituita in maniera grottesca. Ah, in questo episodio compare Alf; sì, avete capito bene, quell’Alf della sitcom statunitense degli anni ’80.

3. Novacula Occami

La lotta interiore di Eliott dimostra come nella vita non esistano né vincitori né vinti, ma solo la capacità di superare una situazione di stallo. Così Elliot non può risolvere tutti i suoi problemi semplicemente cancellando Mr. Robot come se fosse un bug di un sistema informatico, e si trova di fronte a un bivio: restauro o demolizione? Come in una partita di scacchi: esistono milioni di mosse, ma è meglio scegliere quella apparentemente più semplice o quella che sembra complessa? Come affermava Guglielmo Ockham, quando le ipotesi iniziali sono sufficienti a spiegare un dato fenomeno, è inutile formulare più ipotesi di quelle necessarie: a parità di fattori, la spiegazione più semplice è quella da preferire.

4. Hackerare il tempo

La problematizzazione della percezione è una costante della serie, e tanto più la percezione del tempo. I flashback uniscono i vari punti della storia, raccontando man mano la nascita di Fsociety e il ruolo della AllSafe, ma senza esplicitare il rapporto tra passato e presente, in modo tale da far comprendere solo in un secondo momento la struttura cronologica complessiva delle vicende. In contrapposizione ai flashback compaiono i “tempi non vissuti”: Elliot spesso si ritrova in situazioni o si risveglia in luoghi che sembra non conoscere, come quando si risveglia in un SUV parcheggiato e non ricorda nulla dei tre giorni precedenti (eps1.9_zer0-day.aviIl giorno “0”). Cos’è successo? È l’alter ego Mr. Robot che annichilisce Elliot e prendendo il sopravvento su di lui. Tra i personaggi più enigmatici e legati alla questione cronologica compare Whiterose (BD Wong), transgender leader della società di hacker Dark Army. L’incontro con Elliott dura tre minuti, durante i quali viene fatto capire allo spettatore come questo personaggio sia legato al tempo: “Tutti gli hacker hanno le loro fissazioni. Tu hackeri la gente, io hackero il tempo”. Hackerare il tempo significa manipolare il presente, e la serie lo dimostra con le elezioni di Trump, ma anche con il dialogo criptico di Elliot e Angela (eps1.7_wh1ter0se.m4vLa rosa bianca), destinata a diventare una marionetta nelle mani della Dark Army.

5. Codificare

La serie lascia diverse questioni irrisolte e dà libero sfogo alle teorie più disparate, come l’introduzione di universi paralleli e realtà simulate. La tematica esistenzialista riesce a confermare e smentire allo stesso tempo le teorie che di volta in volta vengono ponderate dallo spettatore. Queste infinite soluzioni vengono stimolate dalla mancanza di alcuni tasselli per il completamento del puzzle: rimangono irrisolte diverse questioni come la fase due, la scomparsa di Tyrell, l’incertezza psicologica, il fato dei personaggi, che alimentano la fabbrica di supposizioni. Così, anche a pochi episodi dal finale, lo spettatore non ha un’idea chiara di ciò che ha appena visto. Fascino o confusione?

Daniela Addea