È notte. Un cartellone pubblicitario illumina una strada che delimita il deserto. Stacco. La luna squarcia il cielo al di sopra di una montagna. Più in là si scorge Los Angeles. Il frastuono della città, il rombo delle automobili, il ronzio dell’elica di un elicottero e il cigolio delle pompe petrolifere si mescolano alla colonna sonora (Nightcrawler di James Newton Howard), mentre la luce di un lampione si perde nel caos visivo della città. La notte prende il sopravvento e l’agghiacciante rumore di un treno introduce Lou Bloom, lo sciacallo, interpretato da un Jake Gyllenhaal degno di nota, capace di dipingere un personaggio tanto inquietante quanto folle, spietato e ambizioso. Lou trova la sua fortuna nelle buie strade di Los Angeles, portando alla luce la vera natura perversa di quei media che si nutrono dello spettacolo della violenza.

Dan Gilroy scrive e dirige un film che apre uno spaccato sul lato più oscuro del sogno americano e sugli istinti primordiali dell’essere umano, sottoponendo lo spettatore alla visione dell’orrido come denuncia dell’atto stesso che l’ha creata. La pellicola si domanda come mai le persone provino quel perverso piacere nell’essere testimoni della morte e trova una risposta nel fallimento del sistema di comunicazione mediatico dei nostri giorni, corrotto dal denaro e dalla costante e profonda sensazione di distacco apatico verso ciò che si vede su uno schermo, come se il fatto di essere mediato lo privi del suo statuto di realtà. Si sta infatti verificando una progressiva perdita dell’esperienza del reale, ed è per questo che lo spettatore (sia diegetico che extradiegetico) è così attratto da ciò che il protagonista riprende con la telecamera, in quanto è la solo violenza spinta all’estremo che permette alle immagini di creare un’illusione di realtà.

Lo sciacallo rifugge inoltre il moralismo legato alla critica della violenza nei videogiochi e nel cinema e si concentra invece sulla denuncia della televisione e della spettacolarizzazione della cronaca nera, argomento oggi più che attuale in Italia.

Filippo Fante