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Lo tenga lontano dalla luce, lui odia la luce forte, specialmente quella del sole. Morirebbe. E lo tenga lontano dall’acqua, non lo faccia bagnare. Ma la cosa più importante, la regola che non dovrà mai dimenticare è che anche se lui piange, anche se fa scena e la supplica lei non dovrà mai, mai dargli da mangiare dopo la mezzanotte. Ha capito?

Tre regole semplici, penserete; eppure, come ci insegna il regista Joe Dante, l’errore umano è sempre dietro l’angolo. Le vicende di Gremlins si sviluppano nella cittadina di Norman Rockewell durante il periodo natalizio, all’interno nel contesto della tipica cartolina dell’“American way of life”. Il protagonista Billy (Zach Galligan) riceve come regalo dal padre un curioso animaletto mogway e, attraverso una serie di sfortunati eventi, si assiste alla genesi dei cosiddetti gremlins.

La pellicola, seppur sotto la direzione supervisione di Steven Spielberg come produttore esecutivo e sceneggiata da Chris Columbus, si discosta dalle precedenti pellicole buoniste alla quale si è soliti associare i suddetti registi e risulta, attraverso la giustapposizione di horror e black humor, un film politicamente scorretto, pur mantenendosi all’interno delle tematiche tipiche degli anni ‘80. Non mancano, infatti, la concezione della vita sociale come di un meccanismo che ruota attorno alla piazza della cittadina suburbana e la contrapposizione tra il buono e il cattivo, ma non manca neppure l’immancabile ragazza della porta accanto.

I mostriciattoli si prendono gioco del buonismo di pellicole come E.T. l’extraterrestre e Incontri ravvicinati del terzo tipo, trascinando il pubblico adulto all’interno di vicende grottesche memori degli stratagemmi hitchcockiani per sconfiggere il nemico e fondendo horror, fantasy e comicità in un pastiche tipico dell’approccio alla Joe Dante.

L’invasione violenta dei gremlins beffeggia il Natale, celebrazione intoccabile, e punta il dito contro una società superficiale e perbenista, utilizzando espedienti alquanto interessanti: non è un caso che la ragazza della porta accanto, cinematograficamente figura eterea e pura, motivi l’odio nei confronti della festività attraverso l’uso del sick joke (humor politicamente scorretto che omaggia la tradizione anni ’50). Ma non finisce qui. Gli stessi gremlins, durante la proiezione di Biancaneve e i sette nani, deridono la pellicola, coscienti di essere creature indipendenti dal colosso disneyano, dal suo storytelling e dalla sua estetica, lontane dalle “graziose bestioline ammiccanti(Tim Burton). Curioso come questa scena si colleghi alle vicende legate alla genesi film. Nel 1943 Roald Dahl scrisse una sceneggiatura a partire da un suo stesso libro (I Gremlins), destinata a un progetto con la Disney, che però non vide mai la luce. Chris Columbus, sceneggiatore di Dante, trasse l’ispirazione proprio dal precedente film mancato per scrivere il soggetto di Gremlins, pellicola che diventerà un grande cult degli anni ‘80.

I gremlins non si limitano a smascherare le ipocrisie della società, ma ribaltano tutti i capisaldi delle pellicole in uscita in quegli stessi anni: se la figura fantastica era per antonomasia una figura “buona”, qui invece non lo è, e come tale deve essere abbattuta attraverso espedienti splatter, considerati grotteschi dal pubblico adulto e horror da quello più giovane. Infine, le invenzioni malriuscite del Sig. Peltzer e le sviste che generano la stirpe di mostriciattoli mostrano lo scetticismo degli autori nei confronti della carica propositiva verso il futuro e l’innovazione (in linea con la politica reaganiana), dissociandosi completamente dall’omologazione che in quegli anni si stava attuando nel campo della fantascienza cinematografica.

Gremlins ebbe un successo stratosferico, un sofisticato B-movie che ottenne un incasso di circa 150 milioni di dollari (a dispetto degli 11 di budget), tanto che sei anni dopo venne realizzato un sequel e oggi circolano indiscrezioni riguardati un terzo capitolo. Nell’attesa, godetevi un viaggio all’interno di questo film cult degli anni ’80, e sfidate voi stessi nel ricercare gli Easter egg presenti nella pellicola. Un consiglio personale: non guardatelo se credete ancora a Babbo Natale.

Daniela Addea