Metti insieme un gruppo di ebrei americani tagliagole, dei nazisti psicolabili e la proprietaria di un cinema: potrà venirvi in mente il nome di un solo regista. Probabilmente, questo Movie Tip non sorprenderà nessuno, perché non c’è bisogno di essere un cinefilo di professione per conoscere una delle perle del cinema contemporaneo partorita dalla mente – sicuramente disturbata – di quel genio che risponde al nome di Quentin Tarantino.

Bastardi senza gloria è, dopo Kill Bill, la quint’essenza del brand Tarantino. La genialità di questa pellicola sta nella tipica caratterizzazione caricaturale “alla Quentin” dei personaggi. Rimarrà, infatti, nella storia il colonnello Hans Landa, reso intramontabile dallo spettacolare Christoph Waltz, che per questo soldato nazista con un’evidente dipendenza da zuccheri si porta a casa il primo Academy – il secondo gli arriverà sempre grazie allo stesso regista per il ruolo in Django Unchained.

Non solo: non è un film da giornata della memoria e non è un film da testimonianza storica, ma non vuole nemmeno esserlo. Quello che vuole di essere è “soltanto” un racconto azzardato che senza alcun tipo di imbarazzo propone un intreccio alternativo volto a sdrammatizzare, senza ridicolizzare, la tragedia della seconda guerra mondiale, ridimensionando e reinventando la storia in quelle che sembrano vignette partorite da una collaborazione tra Alan Moore e David Lloyd.

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Ambientata in una manciata di giorni, la storia si sviluppa attorno alle vicende della piccola legione di Basterdz capitanati da Aldo Raine (Brad Pitt) e incaricati di uccidere e prendere lo scalpo di qualsiasi nazi che incroci il loro cammino. In contemporanea Emmanuelle Mimieux (la splendida Mélanie Laurent), il cui vero nome è Shosanna Dreyfus, ebrea sfuggita al massacro della sua famiglia, viene assoldata dall’esercito tedesco, paradossalmente per trasmettere nel suo piccolo cinema di paese un film dedicato alla celebrazione della grandezza dell’eroe nazista che stermina da solo con stoica risoluzione trecento soldati avversari. Le due vicende, proseguendo parallelamente per tutto il film, si intrecceranno soltanto grazie al personaggio sopracitato Hans Landa, che diventerà a tutti gli effetti protagonista della vicenda.

L’intelligenza di questa pellicola sta nel rispetto di fondo, nascosto dalla sfacciataggine di queste scene, grazie al quale Tarantino riesce a trattare un tema così delicato come è lo sterminio antisemita, immaginandone una rivincita, di fatto mai avvenuta, e trattando l’orrore del genocidio con grottesca ironia. Se i personaggi sono caricature, le situazioni in cui si ritrovano, per quanto paradossali, e le emozioni da cui vengono spinti ad agire, per quanto violente, non sono per niente irrazionali. Anzi, tanto più assurdi i personaggi ci vengono presentati, tanto più riusciamo a immedesimarci nelle loro maschere vivaci.

Bastardi senza gloria è una barzelletta esageratamente colorata – prevalgono il rosso del sangue e il verde delle divise – che, grazie a un espediente al limite del meta-cinematografico, racconta una vicenda tristemente ben nota con uno sguardo nuovo, dandone un finale inaspettato. Non vuole essere una pellicola realistica, ma vuole soltanto servirsi di una sottile comicità per muovere a riflessione lo spettatore; e si rifiuta di ricorrere a espedienti banali, riuscendoci magistralmente. Il risultato è che la meditazione sulla vicenda storica nasce comunque da questa panzana, e riesce a rimanere sul filo del “e se fosse andata davvero così?” grazie a un espediente che solo un ironico genio come Tarantino poteva riuscire a utilizzare. Insomma, Bastardi senza gloria è semplicemente un film fuori da qualsiasi schema che, senza scuse, va assolutamente visto almeno una volta nella vita.

Gloria Venegoni