Voto

6.5

Montparnasse femminile singolare è l’insolito ritratto di una donna di 31 anni, Paula (Laetitia Dosch), che al rientro a Parigi dal Messico viene buttata fuori casa dal suo fidanzato, Joachim (Grégoire Monsaingeon). Senza un posto dove andare, ex, vaga tra ospedali, metropolitane, case di conoscenti e di persone appena conosciute cercando di ricostruirsi una vita.

La regia, curata e precisa, scevra di virtuosismi particolari, si limita ad accompagnare il personaggio con una certa discrezione, assecondandone le dinamiche emotive. La jeune femme creata da Lèonor Séraille per il suo film d’esordio oscilla tra aggressività, vitalità esasperata e stati di profonda disperazione, in un’altalena quasi bipolare, come sottolineato visivamente dalla sua eterocromia. Il percorso di formazione che mostra il film, seppur non molto originale come soggetto, è raccontato dall’autrice con una freschezza tale da rendere impossibile non affezionarsi a Paula e alle sue stranezze.

All’inizio del film è completamente fuori controllo: la vediamo sbattere la testa contro la porta del suo ormai ex compagno, mentre prepotentemente cerca di resistere al cambiamento che le viene. Il suo vagabondare per Parigi, una città che “non ama le persone”, alla ricerca di un lavoro e di una casa, e la serie di incontri che ne consegue, attua in lei una trasformazione che la rende finalmente in grado di affermarsi e di mettere ordine nella sua vita. È così che Paula accantona il suo modo di approcciarsi alle situazioni, troppo naïf, e comincia a capire come comportarsi per ottenere ciò che vuole.

Un senso di precarietà esistenziale domina tutto il film. E anche la libertà di cui si ritrova a godere Paula comporta un retroscena di instabilità con cui fa fatica a convivere. Emblema di un’intera generazione francese e – in generale – europea, Paula e i personaggi secondari non riescono a trovare il loro posto nel mondo, e vagano nella società senza alcuna certezza personale ed economica.

Valeria Fanti

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