Voto

8

Un velato pessimismo dai toni trip-hop. A distanza di un anno da More Fast Songs About the Apocalypse (2017) torna sulle scene Moby con la sua nuova produzione Everything Was Beautiful, and Nothing Hurt, aspra critica nei confronti della moderna società, sempre più disgregatrice e alla deriva. Tematiche attuali, come l’individualismo o l’ostentazione capitalistica, permeano l’album, arricchito con forbite citazioni di stampo letterario e con un ampio uso di sonorità elettroniche.

Pervaso dalla saggezza tipica dell’artista statunitense, ormai alla sua diciassettesima produzione, il disco presenta un fluido songwriting ad accompagnare le cupe ambientazioni di matrice gospel, che si compiacciono di certe imperfezioni tecniche: dettagli sonori mancanti, come la linea di basso di The Ceremony of Innocence, o la marcata assenza di legame tra l’animale sociale e il Creatore che viene sottolineata dal testo pessimistico di In This Wild Darkness e di A Dark Cloud Is Coming si ricollegano a una più generale visione post-apocalittica. E la speranza di un futuro migliore non è altro che una mera illusione.

Sabino Forte

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