Voto

8

Be The Cowboy è la quinta produzione in studio per l’artista nippo-americana Mitski. Un quinto tassello molto atteso da critica e pubblico, ancor più se si pensa all’ottima accoglienza ricevuta dal precedente Puberty 2 (2016). Percepito come un punto di svolta per la carriera dell’artista, grazie all’ottima strutturazione del lavoro sia negli arrangiamenti che nei testi, Be The Cowboy non si vende a vacuità pop-ruffiane ready-made per scalare le classifiche.

I quattordici brani si susseguono come una serie di stanze, in cui l’ascoltatore viene accolto da una voce narrante che indaga i sentimenti più profondi dei legami interpersonali, della loro costruzione e della loro dissoluzione. Una scaletta lunga ma che scorre piacevolmente, grazie anche ad arrangiamenti mai uguali: da quelli più indie-rock “vecchia scuola” con una prevalenza di tastiere e fiati e batteria scarna (Me And My Husband, Lonesome Love, Nobody) ad altri che rivelano l’influenza dell’alternative rock al femminile degli ultimi anni – il primo nome che viene in mente ascoltando Why didn’t you stop me, Washing Machine Heart o Two Slow Dancers è quello di St. Vincent.

Dove aver ricostruito il filo delle diverse narrazioni contenute nel disco, delle situazioni spiacevoli, tossiche o dolorose affrontate con registro ora più, ora meno serioso nel corso della tracklist, si intuisce che Be The Cowboy è un monito posto alla base della scaletta: bisogna avere la forza di uscire da quelle situazioni e scappare verso nuovi lidi, alla ricerca di libertà. Proprio come un cowboy.

Gaia Ponzoni