Voto

8
 

Il nuovo film di Noah Baumbach è un meraviglioso passepartout che apre la mente di qualsiasi spettatore.  C’è chi ci vedrà una semplice e divertente commedia dal ritmo serratissimo e si troverà a fare il tifo per Brooke (una stralunata quanto credibile Greta Gerwig), un’ irriducibile ottimista di trent’anni che deve fare a pugni con la vita per trovare il proprio ruolo nella società. A farle da spalla è la giovanissima Tracy (Lola Kirke), scrittrice in erba ambiziosa e senza tanti scrupoli.

In una bufera d’euforia e d’entusiasmo, chi assiste perde quasi la bussola e rischia di non cogliere il senso più profondo e fosco del film: Mistress America è una storia di inetti destinati a un continuo fallimento, è un inventario di errori, di delusioni assurde e per questo così reali. È lo stesso triste destino che accomuna soprattutto i giovani, perenni naufraghi in una vita che travolge con le sue occasioni ma che spesso non fa venire a galla.

Che cosa resta, allora? Una sana, amara risata, e avanti verso la prossima ondata d’opportunità.

Anna Magistrelli