Pina Bausch è morta da quasi dieci anni. La sua arte, pioniera di tutto ciò che va oltre al movimento e mette in gioco la sensibilità del danzatore e la sua interpretazione di temi legati alla vita quotidiana, anche. Il seme che ha piantato, quello no: gli ambiti di ricerca coreutica e teatrale continuano a germogliare nei teatri e nei festival di tutto il mondo, dove, proprio come a MILANoLTRE, festival di danza contemporanea del teatro Elfo Puccini conclusosi da poco, viene permesso di buttare un occhio sulle proposte – più o meno – innovative delle compagnie di danza provenienti da svariati Paesi. Selezionati sei fra i numerosissimi spettacoli proposti da questo gioiellino, milanese di nascita ma internazionale di vocazione, che con la sua ricercata programmazione non delude quasi mai. Benvenuti in questa nostra nuova rubrica. Benvenuti a teatro.

Anne Teresa de Keersmaeker – Rosas danst Rosas (Belgio)
In breve: Un meticoloso stormo di uccelli.

Capolavoro della Keersmaeker che nel 1983 ha segnato la nascita ufficiale della sua compagnia (Rosas, appunto). La coreografia coinvolge quattro interpreti donne che dal primo istante si muovono all’unisono, creando e distruggendo sistematicamente schemi coreografici con una precisione quasi disumana. Senza grandi pretese di trovare a tutti i costi una spiegazione ad ogni gesto, questa pièce è da brividi.

Lieux 14 – Con Grazia (Canada)
In breve: Spacco cose, vedo gente.

Martin Messier e Anne Thériault, compositore/performer lui e danzatrice lei, hanno lavorato a lungo (circa sei anni) a questo spettacolo, partendo dall’idea di sublimare poeticamente il concetto di distruzione. Risultato: per sessanta minuti i due interpreti distruggono svariati oggetti (palline di Natale, tazzine, uova, arance…), usano mazze da baseball per colpire con la “grazia” dei loro colpi delle scatole di cartone, intervallando il tutto con scene strazianti. Apparentemente interessante l’aspetto sonoro: a ciascun oggetto distrutto corrisponde un suono amplificato e non reale, che pian piano va a creare il caos. Forse un po’ esagerata la tempistica di creazione di quest’opera. Sicuramente disatteso il suo obiettivo, essendo solo apparente l’utilizzo di suoni diegetici. Ne deriva tuttavia un risultato piacevole (più per l’occhio che per le orecchie).

Louise Lecavalier – Battleground (Canada)
In breve: Fosse stato al cinema non mi avrebbero distratto nemmeno i pop corn.

Chapeau a Louise Lecavalier, danzatrice che nel 1990 incantava il pubblico a fianco di Bowie nel suo Sound and Vision Tour. Oggi, quasi sessantenne, ha riproposto la magia a Milano: si muove in modo stupefacente in questa coreografia che lei stessa definisce spumeggiante e incisiva, senza bisogno di riposo. La sua danza “scivola, trema, vibra, salta, attraversa lo spazio e si ferma in equilibrio”, ispirata a Il Cavaliere Inesistente di Italo Calvino: Luoise, come lui, vuole sentirsi un’armatura vuota da poter riempire a piacimento di suggestioni create dai propri movimenti.

Navid Navab – Practices of Everyday Life / Cooking (Canada)
In breve: Cosa avrà voluto dire?

In scena un tavolo da cucina attrezzatissimo con strumenti sonorizzati, una dispensa ricca di ingredienti e un cuoco/performer che prepara una decina di piatti, tutti finiti per terra o riposti negli scaffali delle spezie, in una cacofonia di suoni e rumori. Nulla di più accade nel resto dell’ora, in un continuo rosolare totalmente ingiustificato. Un vero spreco, insomma, di cibo per il “cuoco” e di tempo per il pubblico.

Fattoria Vittadini – My True Self Revisited (Italia)
In breve: Questa cosa l’ho già vissuta…ah si, facevo la barista in discoteca.

Sette anni dopo l’esordio decidono di rimettere in scena il loro primo spettacolo: una giungla incontrollabile di corpi che “per trovare il vero sé” fanno cose a caso dall’inizio alla fine. I loro balletti sono un tuffo nelle disco dei primi duemila, intervallati da momenti di slow motion in cui tutti i performer si dirigono a fondo scena in atteggiamento dimesso e un po’ borderline. Sessanta minuti di caos totale accompagnato da musica tamarra. Aiuto.

Susanna Beltrami – Io Sono il Bianco del Nero (Italia)
In breve: Non ti scordar di me.

Quando uno sa fare bene una cosa riesce a riproporla all’infinito con un abito sempre diverso, centrando ogni volta l’obiettivo. È il caso di questo spettacolo, in si ritrovano macrotemi noti quali il rito, la luce dell’animo umano in conflitto con le pulsioni più viscerali e i giochi di forza tra uomo e donna, rivestiti di un velo di nebbia che culla lo spettatore e lo trasporta lontano, verso antichi monasteri dove i sacerdoti purificano lo spirito con il fuoco o verso il mare aperto, che accompagna verso nuove terre o riporta alla patria natìa. Forti insomma le suggestioni evocate dalla scenografia e dai dodici danzatori in scena, efficacemente calati nei loro ruoli (anche in quelli più bizzarri).

Giada Vailati

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