Lo stato dell’arte: questo è ciò che il Milano Film Festival ha voluto tracciare con il Concorso Cortometraggi di quest’anno. I 38 corti selezionati, proveniente da 28 Paesi diversi, compongono un panorama molto vasto, in grado di restituire un universo in continua evoluzione com’è quello della produzione breve. Si passa così dalla commedia, ai romanzi famigliari, fino all’horror. Particolarmente ricca e vitale è l’animazione, sia per le svariate tecniche impiegate, sia per la diversità di approcci e temi affrontati. E non mancano neanche sguardi più originali e stranianti, quei film sperimentali e inclassificabili, quelle opere che vanno “oltre”, che rompono gli schemi e le categorie di genere e che, forse per questo motivo, rimarranno a lungo impressi nella mente dello spettatore.

Shadow Animals, Jerry Carlsson, 22’

Marall segue i proprio genitori a un cena tra amici, e osserva confusa i rituali sociali degli adulti, tra coreografie bizzarre e interazioni umane che non riesce a comprendere. Finché, all’improvviso, attira la sua attenzione una strana ombra che s’imbuca alla festa. Quello di Jerry Carlson è un dramma surreale che porta a riflette sul carattere animalesco dei comportamenti umani e a interrogarsi sulle origini dei rituali sociali, privi di senso se visti attraverso gli occhi di una bambina. Shadow Animals mette in discussione le convenzioni e porta a chiedersi se ciò che viene socialmente considerato “normale” lo sia veramente.

Fucking Bunnies, Teemu Nikkanen, 16’

Fucking Bunnies è una black-commedy che racconta l’incontro tra Raimo, un tranquillo signore di mezza età che conduce una vita monotona e regolare nella periferia di Helsinki, e Maki, un satanista socievole e cordiale, a capo di una setta sessuale. I due finiscono per diventare vicini di casa. Tra difficoltà relazionali, stacchi heavy metal e scene vietate ai minori, il film diverte grazie all’arguzia del regista Teemu Nikkanen, che equilibra il ridicolo e il raccapricciante e, tra una risata e l’altra, inserisce la sua morale: non giudicare una persona “dalla copertina”, perché anche a un satanista sadomasochista può piacere lo squash.

All These Creatures, Charles Williams, 15’

All These Creatures, vincitore della Palma d’oro a Cannes come Miglior cortometraggio, racconta la storia di un adolescente che assiste alla crescita esponenziale della pazzia del padre, vista attraverso gli occhi del figlio. Il racconto in prima persona del giovane protagonista riesce a trasmettere il dolore che prova nel vedere i cambiamenti del proprio genitore, del quale, con il passare tempo, riconoscerà solo le sembianze fisiche. Creare un ambiente onirico in cui realtà e immaginazione si uniscono a rituali sciamani è il modo con cui Williams sceglie di affrontare il dolore e la paura.

Tracing Addai, Esther Niemeier, 30’

Addai, un giovane alla ricerca del proprio posto all’interno della società e di un’ideale da seguire, lascia ls Germania e si unisce a un gruppo di combattenti in Siria, nella speranza di trovare un nuovo inizio. Ma da quel momento si perdono le sue tracce. Sua madre e la regista Esther Niemeier, a lui molto vicina, decidono di partire alla ricerca di risposte e raccontano la sua complicata storia in un film d’animazione carico di emozioni. Struggente anche il punto di vista della madre; una madre disposta a tutto pur di comprendere le scelte di vita del proprio figlio.

Esce Tutto, Valentina De Zanche, Tommaso Dell’Alba, 26’

Cinema, musica, YouTube, GIF, 3D digitale e WikiHow. Esce tutto è un cortometraggio sperimentale diviso in capitoli che nasce da un progetto musicale: ogni sequenza è abbinata a un brano musicale e viceversa. Attraverso un flusso allucinato e allucinatorio, i due giovani registi milanesi rappresentano cosa significhi essere un ventenne a Milano oggi. Il loro linguaggio è figlio dell’era post-internet in cui viviamo; insomma nulla di più contemporaneo.

Second Best, Alyssa McClelland, 20’

Esplorando la connessione tra gemelli omozigoti con un punto di vista giocoso e sovversivo, Second Best racconta la storia di due sorelle, Nouchka e Velika. La prima è una ginnasta ritmica di talento che ha una possibilità concreta di unirsi alla squadra olimpica. La seconda, invece, ha dovuto rinunciare a quel sogno dopo un infortunio e da quel momento viene trascurata dalla sua famiglia, in particolare dalla madre, che elogia e sostiene solo Nouchka. La loro connessione rischia di interrompersi, ma questa dark comedy mostra come certi legami riescano a andare oltre, anche a una madre frustrata e cinica.

La septième continent, Noé Debré, 22’

C’è un mistero da risolvere: Emile viene ingaggiato da Thybald per trovare la sua ragazza, Claire Soares, scomparsa da poco tempo e presumibilmente rapita da John Rapoport, un milionario che ha fatto fortuna grazie a un impresa di sacchetti di plastica. Le premesse per un film giallo ci sono tutte, ma il flusso narrativo privo di apparente senso logico, che si snoda tra bizzarri personaggi e palle di MDMA, porta Emile, così come lo spettatore, a perdersi nel susseguirsi di eventi. Sarà proprio la droga a permettere al protagonista di risolvere l’enigma, riportando ordine e chiarezza attraverso uno split screen illuminante che collega i vari personaggi e il settimo continente. Accogliendo spunti estetici da Il grande Lebowski e Vizio di forma, Noé Debré crea un film folle e personale.

Tungrus, Rishi Chandna, 13’

In un appartamento come tanti altri alla periferia di Mumbai esplode un dramma tragicomico che vede come protagonista un giovane gallo. Preso da un eccentrico patriarca come distrazione i due gatti di famiglia, il pulcino è sopravvissuto, è cresciuto e ora impone a tutti la sua ingombrante presenza, diventando un tiranno nei confronti dell’intera famiglia. A partire da questa situazione inaspettata Rishi Chandna disegna una favola urbana esilarante, che rivela la vita quotidiana di una famiglia della borghesia indiana. Come in un esercizio di terapia collettiva, i personaggi condividono le loro personali visioni delle cose, accostate dalla regista attraverso un montaggio sapiente, capace persino di creare picchi di suspense. Dietro il piccolo teatro domestico dell’assurdo Tungrus cela uno studio dei comportamenti umani e animali nell’odierna India.

Heimat, Emi Buchwald, 24’

Heimat è la storia di una famiglia composta da cinque persone, una più strana dell’altra, con caratteri e modi di porsi molto diversi tra loro, anche di fronte al motivo che li ha riuniti: il padre è stato aggredito prima verbalmente e poi fisicamente dal vicino di casa. Dopo l’episodio si sono recati tutti presso la centrale di polizia per lasciare la propria deposizione. Quell’ambiente farà emergere tutti quei “non detti” che i personaggi si portano dentro da chissà quanto tempo. Sarà l’occasione per un confronto, ma non solo: Heimat racconta quel difficile momento in cui i figli lasciano la casa natale e i diversi modi in cui i membri della famiglia affrontano il distacco.

Hypnodrom, Richard Wilhelmer, 3’ 

Hypnodrom attraversa spazi rurali e urbani. Poi l’orizzonte si inclina, l’immagine si capovolge, la telecamera ruota attorno al proprio asse, sempre più veloce. Una frenesia di movimento che offusca l’ambiente, attirando l’attenzione sul centro dell’immagine e disegnando con un’attrazione ipnotica una spirale di colori tremolanti e luminosi. Intanto la dolce voce fuori campo dà indicazioni sulla tecnica psicoterapeutica di “Immagini Guidate”. Hypnodrom è un delirio indotto dal movimento che ammorbidisce i confini tra terra e cielo, tra realtà immaginata e immaginazione, tra l’essere sveglio e l’essere sognante; un omaggio al cinema come luogo di contemplazione e trance.

Hamaam & Caluna, Andreas Anouk Muggli, 23’

In seguito all’incontro tra Andreas Muggli e i due immigrati quindicenni Hamama e Caluna nei pressi del lago di Como, il regista svizzero decide di seguire il loro lungo e tormentato viaggio dall’Italia alla Svizzera, nella speranza di ottenere asilo politico ed evitare il rimpatrio. Immagini delle notti passate al freddo dormendo per terra e il racconto delle difficoltà che hanno dovuto affrontare si alternano a momenti di spensieratezza; che per due adolescenti dovrebbe essere un diritto e non un lusso. Hamama & Caluna riesce a trattare con estrema delicatezza e verità un tema così complicato e attuale quale quello dell’immigrazione.

Caterpillarplasty, David Barlow-Krelina, 5’

Ambientato in una clinica che modella il copro attraverso la chirurgia plastica, Caterpillarplasty è un film affascinante e da incubo allo stesso tempo: rappresenta la sterile visione di un futuro in cui l’inclinazione dell’umanità per il “miglioramento” estetico ha preso una piega morbosa. Sfruttando appieno i recenti balzi in avanti dell’animazione 3D, il film di David Barlow-Krelina è una lungimirante satira fantascientifica che fonde suggestioni di Kafka e di Kubrick. Una potente presa di coscienza nei confronti di un’ossessione sociale per la bellezza che è ormai fuori controllo.

Palookaville, Sem Buckman, Pim Algoed, 18’

Palookaville è una black comedy su un uomo di quarant’anni che compensa il proprio isolamento sociale con molto alcol e tanto lavoro. Infatti è un potente uomo d’affari. Quando vede la sua via professionale sgretolarsi, decide di reagire e riprendere i contatti con il figlio di sei anni. Ma non andrà proprio come vuole lui… La commedia del regista belga sa affrontare a ritmo di jazz le molte fragilità nascoste del mondo maschile, costruendo un ritratto ironico e pungente di una situazione quanto mai attuale: la doppia crisi della mascolinità e della figura paterna.

Sinfonìa de un mar triste, Carlos Morales Mancilla, 12’

Il breve documentario di Carlos Morales, Sinfonía de un mar triste, si apre con il giovane protagonista Hugo che osserva intensamente la vastità dell’oceano, fa flessioni e sit-up nella sua camera da letto e cammina solitario per le vie della città. Scatti intimi della vita apparentemente ordinaria di un adolescente messicano. Ma la potente storia che sta per essere raccontata smentirà questo tranquillo incipit. Per quasi 12 minuti, mentre le immagini del film documentano la sua quotidianità, Hugo narra una straziante storia di violenza subita dalla sua famiglia e di come suo padre sia stato costretto a fuggire dal dramma domestico emigrando negli Stati Uniti. Il messaggio è chiaro e potente: non c’è modo di separare la vita quotidiana di Hugo dagli orrori che l’hanno plasmata. 

Kiem Holijanda, Sarah Veltmeyer, 14’

I fratelli Andi en Florist vivono in un villaggio povero e desolato del Kosovo. Vendendo latte guadagnano lo stretto necessario per sostenere la famiglia. Quando Andi trova l’immagine pubblicitaria di una porno star olandese nella loro camera da letto e se ne innamora, si mette alla ricerca disperata di un telefono per poterla incontrare. Ne è così ossessionato da non accorgersi che suo fratello ha scelto proprio quel giorno per lasciare il Kosovo e salutarlo per sempre. Kiem Holijanda, in concorso alla 69esima Berlinale, mostra con estrema delicatezza la forza di un legame fraterno e la scelta dell’abbandono come unica possibilità di salvezza in certe situazioni ormai senza speranza.

Anna Bertoli

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