Dal 28 settembre all’8 ottobre si è svolto il Milano Film Festival, mostra cinematografica per eccellenza del capoluogo lombardo: proiezioni, mostre legate al regista ferrarese Michelangelo Antonioni scomparso ormai dieci anni fa, videoessay sulla Milano degli anni Settanta in piena rivolta studentesca proiettati in multischermo. Per il secondo anno di fila BASE Milano ha ospitato parte dell’iniziativa, creando, insieme a Mudec e Ducale Multisala, uno spazio culturale vivace e stimolante, all’insegna del cinema, della musica e del divertimento.

Molte le sezioni anche quest’anno. Spicca il Concorso internazionale Lungometraggi, all’interno del quale hanno trovato spazio esclusivamente opere prime o seconde in anteprima italiana, lasciando molto soddisfatti pubblico e giuria. Person to Person (USA, 2017) del regista statunitense Dustin Guy Defa ha vinto il premio del pubblico destando una buona impressione anche da parte dei più esperti. Ritratto corale di New York, il film intreccia le storie di alcuni comuni cittadini che si ritrovano a dover risolvere un caso di omicidio. Grazie a un plot squisitamente pulp benché lineare, la pellicola risulta dinamica e capace di sorprendere continuamente lo spettatore, grazie anche a un’azzeccatissima colonna sonora. 

Si è aggiudicato la vittoria della sezione Meteors (Turchia/Olanda, 2017), opera prima di Gürcan Keltek che oscilla tra il cinema di protesta politica (l’attuale situazione in Kurdistan) e la fantascienza. L’alto contrasto della colorazione in bianco e nero diventa un espediente tecnico di grande importanza, che conferisce espressività ai primi piani dei volti degli interpreti mentre raccontano le ingiustizie e i soprusi che il popolo kurdo deve affrontare. Ma Keltek si spinge oltre l’intento meramente espositivo del docufilm, approdando a una conclusiva riflessione filosofica sul senso dell’esistenza dell’umanità; dimostrazione che il regista turco potrebbe stupirci in futuro.

Spesso ingiustamente posta in secondo piano, la sezione Cortometraggi è stata anche quest’anno ricca di contenuti. Dal terrorismo combattuto con un abbraccio raccontato da Long Live Fran (Francia, 2017) di Antoine Mocquet, premiato come miglior cortometraggio, al corto d’animazione sulla situazione militare tra le due Coree della cineasta di Seul Hayoun Kwon. Un omaggio speciale al cortometraggio di Michele Cinque Jululu (parte dell’ormai famosa sezione del Colpe di Stato). La pellicola ha ricevuto il premio Abba, dedicato ai film che si distinguono nel modo in cui affrontano la questione del razzismo.

È infatti questo il caso di Jululu, opera intrisa di linguaggio poetico ma con una forte struttura da reportage. Il film è un meditativo e coinvolgente viaggio all’interno dei ghetti africani del sud Italia, dove il caporalato è legge e i ragazzi africani sono ridotti a schiavi. Il rumore del vento e il suono dei canti africani conferiscono alla denuncia di Cinque un’atmosfera quasi arcaica e mistica. Particolarmente interessante il dibattito successivo alla proiezione, durante il quale sono stati discussi temi legati allo sfruttamento nelle campagne e al razzismo.

Anche quest’anno il Milano Film Festival si è dimostrato un’iniziativa all’insegna dell’attualità e del futuro, proponendo film, mostre e incontri che hanno sensibilizzato il pubblico milanese nei confronti di argomenti tanto delicati quanto controversi. Una solida base per l’edizione del prossimo anno.

Mattia Migliarino