Uno degli storici appuntamenti del Milano Film Festival è il Focus Animazione: proiezioni dedicate ai migliori prodotti dell’animazione contemporanea, tra cui la Maratona Animazione, una lunga e appassionata notte di corti che, con oltre tre ore di programmazione e 38 cortometraggi provenienti da tutto il mondo, traccia una dettagliata mappa del panorama tecnico-espressivo in oggetto. La rassegna tocca tematiche apparentemente lontane e talvolta persino antitetiche, spaziando tra generi e stili diversi che alternano stop-motion, animazione disegnata, puppetry e rendering digitale.

Molti corti, nonostante la breve durata, raggiungono un livello di profondità notevole. Ormai è un fatto consolidato che i prodotti di animazione non sono esclusivo appannaggio dell’infanzia – e non lo sono mai stati, sin dai tempi dei classici Disney. La grazia dei tratti dei protagonisti, la raffinatezza della tecnica e la morale che si cerca di veicolare con ampi margini di leggerezza e semplicità hanno creato l’errata impressione che l’animazione fosse un gioco per bambini e non per adulti. Ma la Maratona Animazione dimostra che le cose non stanno proprio così.

Entre Sombras, Alice Guimarães, Mónica Santos, 13’

In un mondo in cui i cuori possono essere depositati in banca, la protagonista deve decidere se consegnare il suo cuore o tenerlo per se. Un bellissimo noir Art-Deco che fonde l’uso di attori in carne e ossa e la tecnica dello stop-motion con l’originalità dell’ambientazione e della messa in scena.

Island, Robert Löbel, Max Mörtl, 3’

Dando un nuovo significato al termine “suoni della natura”, fantasiose flora, fauna e formazioni geologiche antropomorfe passano le loro vite in un’incontaminata, strana e colorata isola. E quando la notevole opera del sound designer David Kamp prende il via, riporta in vita l’isola con un sorprendente climax sonoro, tanto naturale quanto inaspettato.

Coyote, Lorenza Wunderle, 10’

Un coyote perde la moglie e i figli, aggrediti dai lupi. Assalito da dolore e disperazione tenta di eludere questi pensieri tormentanti, mentre risuona riff di chitarra – riferimento a Kill Bill di Quentin Tarantino. L’animazione di Wunderle è esplicita, diretta, brutale e colorata: tutto è esagerato, perché il lutto non conosce proporzioni. È un film sulla potenza del dolore.

Bloody Fairy Tales, Tereza Kovandová, 8’

C’era una volta, in una terra di sangue, budella e vomito… Questa interpretazione cupamente umoristica e contemporanea dei racconti popolari classici include il sesso con un maiale (La bella e la bestia), la dolorosa discesa di una bella principessa dalla torre in cui era imprigionata (Raperonzolo) e gli effetti di quando si “bacia” una rana (Il principe ranocchio).

The Full Story, Christopher Wilder, Daisy Jacobs, 7’

Storia di una famiglia particolare, dagli anni ’70 a oggi. Quando il vicino abbandona moglie e figli e va via di casa, il protagonista di 5 anni scopre che anche i genitori posso andarsene. Mentre lo shock lo assale, l’intera stanza in cui si trova viene come catapultata in alto, si trasforma mentre si trova a mezz’aria e atterra in uno spazio nuovo. Vivissimo ed eclettico, questo cortometraggio gioca abilmente con le tecniche del linguaggio animato, fuse in un pastiche di rara coerenza, che offrono un sostegno originale all’uso continuo di flash farward e back farward.

Anna Bertoli

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