Voto

7
 

Proprio come il Medioevo, Little Dark Age rappresenta una fase di transizione verso una rinascita che, tuttavia, di oscuro ha ben poco: l’impostazione dell’album è tutta giocata sull’alternarsi della sognante linea pop e delle torbide tematiche.

Non manca l’apporto delle tipiche tonalità psichedeliche ed elettroniche che hanno sempre caratterizzato il duo di Brooklyn. L’esempio è offerto da Me And Michael, secondo singolo estratto: una ballata anni Ottanta dal ritornello ridondante, dove gli evanescenti vocalizzi di Goldwasser e VanWyngarden si sposano con l’elettropop del beat.

Differente invece è l’approccio in James, avulso dal concept dell’album in virtù di una ritmica più ovattata e di un’impostazione largamente sperimentale che torna prepotentemente in Days That Go Away, ipnotico brano strumentale in salsa psichedelica.

A tratti melanconico, a tratti rude e spiazzante, Little Dark Age è un turbinio di emozioni: le solide fondamenta per un futuro che si prospetta sempre più roseo.

Sabino Forte