Voto

8

Quale sarà il mantra questa volta? “Non sono più quelli di Ride The Lightning”, oppure “St. Anger è stata la loro pietra tombale”? Ma, in realtà, non ha alcuna importanza: con Hardwired… To Self-Destruct i Four Horsemen non daranno la soddisfazione di smentire nessuna di queste sterili contestazioni.

I Metallica dimostrano di essere coerenti con il percorso intrapreso, spaziando nel loro intero repertorio. Dal thrash forsennato di Hardwired, Atlas, Rise! e Spit Out The Bone, che piantano le proprie radici nei primi quattro lavori in studio, agli echi di load in Halo on Fire, per poi togliersi un po’ di soddisfazioni celebrando – non dichiaratamente – i Black Sabbath in ManUNkind e tributando Murder One al compianto Lemmy Kilmister.

È quindi evidente quanto, a differenza della linearità a tratti prolissa di Death Magnetic, il punto forte di Hardwired… To Self-Destruct sia quello di essere accessibile a tutti grazie alla sua eterogeneità. Questi otto anni di attesa sono stati ben ripagati.

Christopher Lobraico